Sei logge di Torino insieme per celebrare il Solstizio nel segno della solidarietà

Il 14 dicembre scorso 2017 sei Logge dell’Oriente di Torino – Amitié Eternelle n.909, Pragma Libero Pensiero n.910, Demetrio Cosola n.865, Angelo Brofferio n.924, Athena n.1167, Camelot n.1262 e la Loggia Silvio Pellico n.1496 all’Oriente di Saluzzo – si sono ritrovate a Leinì per celebrare il Solstizio d’Inverno. Ad officiare i lavori è stata la Amitié Eternelle , loggia ricca di storia ed esperienza essendo stata tra le prime in Italia a praticare questo specifica ritualità.

Il suo Maestro Venerabile Giuseppe Musolino ha ricevuto il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso ed i numerosi fratelli, all’Oriente e tra le colonne, per un totale di circa duecento persone. Presente anche il Presidente circoscrizionale Renato Lavarini con il Vice presidente Andrea Macchioni e l’Oratore Paolo Accusani. Alla fine dei lavori Macchioni ha premiato uno tre vincitori del concorso fotografico indetto dalla Circoscrizione in occasione dei festeggiamenti per i trecento anni della massoneria moderna.

In questa atmosfera fraterna non poteva mancare un gesto di solidarietà che da parte delle officine presenti si è concretizzato nella donazione di una somma in denaro agli “Asili Notturni “ di Torino rappresentati dal Gma Rosso, che ha spiegato ciò che sull’esempio della storica istituzione della sua città si sta facendo in tutta Italia. Un’altra somma di denaro è stata devoluta in beneficenza all’associazione “Sergio Mammini”, che è stata creata nel 1991 da un gruppo di liberi muratori torinesi e che opera in tutta Italia per aiutare gli orfani più bisognosi dei Fratelli passati all’Oriente Eterno . La donazione è stata consegnata nelle mani del presidente il fratello Teresio Rainero.

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Il Goi invia al Presidente della Repubblica e alle altre alte cariche dello Stato il parere del giurista Giuseppe Bozzi sulla relazione dell’Antimafia

Ecco il testo della lettera inviata dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi al Capo dello Stato, al presidente del Consiglio ed ai ministri, ai capigruppo parlamentari, ai segretari di partito. In essa l’illustre giurista professor Giuseppe Bozzi, membro del pool di avvocati e docenti universitari che difendono le ragioni del Goi e della libertà di associazione, analizza punto per punto e rende evidenti le storture, le incongruenze e le travalicazioni contenute nella relazione prodotta dall’antimafia in merito alle infiltrazioni della malavita organizzata nella Massoneria.

La prima lettura della relazione della Commissione Bicamerale Antimafia presieduta dall’On.le Bindi impone le seguenti considerazioni critiche.

1) Tutta l’impostazione dell’inchiesta nonché l’ondivaga motivazione della relazione finale si caratterizzano per un evidente pregiudizio anti massonico, proprio di una storica tradizione clericale.

Come era stato già eccepito, la Commissione ha spostato l’oggetto dell’indagine ad essa assegnata dalla legge istitutiva dalle organizzazioni mafiose, cui era tenuta, ad una libera associazione di cittadini con fini leciti qual è il GOI nonché alle altre fratellanze.

La relazione, prolissa e ripetitiva, perviene a conclusioni aberranti sul piano giuridico-costituzionale tentando di supplire al vuoto probatorio circa un collegamento fra Massoneria e mafia e in ordine ad una responsabilità della prima per le asserite infiltrazioni mafiose in alcune logge con argomentazioni lacunose e contraddittorie, contorsioni logiche, petizioni di principio, interpretazioni dei fatti capziose e fuorvianti, errori giuridici.

Si è voluto, per un verso, fare assurgere a rango di prova della connessione fra N’drangheta e Massoneria acquisizioni investigative “ancora al vaglio del giudice dibattimentale” ed elementi privi di valore probatorio che gli stessi magistrati ascoltati nel corso dell’inchiesta hanno definito testualmente “ipotesi di lavoro”, “ spunti, elementi sui quali dobbiamo costruire ancora qualcosa di più significativo e importante” (deposizione del Procuratore aggiunto DDA di Reggio Calabria Michele Prestipino Giarritta); per altro verso, si è data una lettura capziosa, fuorviante e illogica alle univoche dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Cafiero de Raho e dei suoi sostituti secondo le quali i soggetti mafiosi asseritamene infiltrati sono “ soggetti diversi dagli affiliati alla Loggia che restano occulti alla stessa Massoneria perché non possono esporsi a nessuna altra forma evidente quale il Grande Oriente d’Italia”.

Significativa di un’aporia concettuale è la valutazione degli scioglimenti disposti dal GOI di alcune logge calabresi: Rocco Verducci, I Cinque Martiri, Vincenzo de Angelis di Brancaleone e Lacinia in ordine alle quali non sussisteva alcun atto o provvedimento giudiziario che attestasse l’esistenza di infiltrazioni mafiose, ma unicamente atti segreti che soltanto la Commissione poteva acquisire, quali: “elementi di polizia consistenti in segnalazioni e denuncie” o relazioni contenute nel sistema informatico della DNAA, ossia dati che la stessa relazione riconosce che “non assumono alcuna rilevanza dal punto di vista giudiziario”.

Orbene, incredibilmente la Commissione invece di trarre da ciò la logica e corretta conseguenza che il GOI, non potendo avere accesso ad atti e documenti coperti dal segreto, era all’oscuro delle asserite, ma ancora non provate, infiltrazioni, la Commissione a corto di seri argomenti non si è peritata di lamentare di non aver potuto conoscere le ragioni formali del provvedimento di scioglimento disposto dal GOI.

Pur riconoscendo espressamente che alla Massoneria non può essere demandato il compito di vigilare sull’osservanza delle norme statali e che essa può reagire alle infiltrazioni soltanto qualora ne possa avere conoscenza da fonti giudiziarie, la Commissione nella pervicace e ostinata ricerca di una responsabilità della Massoneria purchè sia, non giustificata dalla realtà dei fatti accertati, si è spinta a criticare l’organizzazione interna del GOI la quale “agevolerebbe” inconsapevolmente le infiltrazioni mafiose.

In un crescendo di preconcetta avversità antimassonica, la Commissione ha fatto affermazioni molto gravi sul piano della lesione della reputazione e dell’onore della Massoneria e del GOI, in quanto frutto di mere e illogiche illazioni.

La segretezza strutturale delle associazioni massoniche e del GOI costituirebbe, secondo la Commissione, “carattere similare a quello delle associazioni mafiose” e “un habitat favorevole alla colonizzazione mafiosa”. Per tentare di offrire una giustificazione a tali gratuite affermazioni la Commissione si spinge a sostenere paradossalmente che il vincolo di solidarietà fra i fratelli, la giustizia interna, la condivisione e il perseguimento di ideali comuni, l’obbligo di riservatezza, il rispetto della Costituzione e delle leggi sono elementi rivelatori della segretezza delle associazioni massoniche e del GOI.

Sorprendentemente la Commissione ha ignorato che questi elementi sono , secondo il nostro ordinamento giuridico, l’espressione del comune vincolo ideale che unisce i fratelli, dell’autonomia normativa e organizzativa propria del fenomeno associativo tutelato dalla Costituzione quale proiezione della sfera individuale e quale potenziamento della personalità degli associati nonché come affermazione di un’istanza di tutela ed espressione dell’interesse confraternale volto a rappresentare istanze culturali e sociali presenti nel mondo contemporaneo.

2) La Commissione, sull’errato e indimostrato presupposto della segretezza delle associazioni massoniche e del GOI propone disinvoltamente al futuro legislatore di disporne lo scioglimento con atto amministrativo del Prefetto senza un previo accertamento giudiziario. Come è stato già denunciato pubblicamente, la misura proposta è palesemente illiberale, contrastante con gli articoli 2, 18 e 27 secondo comma Cost. e costituisce un ritorno al passato in quanto ripropone leggi liberticide tipiche di un regime autoritario di cui si è avuta tragica esperienza in Italia.

La relazione ignora che il diritto di associazione è un diritto di libertà tutelato dalla Costituzione come inviolabile da ogni interferenza esterna dei pubblici poteri, che i singoli possono esercitare in piena autonomia nei campi e per i fini leciti più svariati con il solo limite della legge penale quale unica fonte di qualificazione degli illeciti delle associazioni. Nessuno ha mai dubitato dell’illegittimità costituzionale di interventi del Potere Esecutivo limitativi della libertà delle associazioni o che ne comportino lo scioglimento i quali non dipendano dal preventivo accertamento con efficacia di giudicato di violazioni di precetti penali (Pace, Problematica delle libertà costituzionali).

Secondo lo stravagante assunto della Commissione, invece, quanto da essa proposto “attuerebbe finalmente la volontà dei Costituenti”. A supporto di questa affermazione i Commissari sono costretti a riesumare una tesi di fonte cattolica svolta in Assemblea costituente e rimasta del tutto minoritaria (Tupini, Moro, La Pira) secondo la quale la Costituzione nel disporre il divieto di associazioni segrete avrebbe accolto la nozione sostanziale di segretezza per cui “deve considerarsi segreto il sodalizio che mira a mantenere occulta la propria esistenza e la propria essenza” a prescindere dalla liceità dei fini da esso perseguiti.

Orbene, è stato dimostrato nell’istanza di revisione in autotutela che il GOI non occulta la propria storia, il proprio ruolo né la propria attività. Ciò non ha tuttavia impedito alla Commissione di qualificarlo immotivatamente quale associazione segreta, confondendo la riservatezza con la segretezza e dando, come si è detto, un’assurda interpretazione degli elementi e dei dati organizzativi caratterizzanti l’associazione.

Ma anche l’asserita, ma non vera, segretezza del GOI, ove mai fosse in mera ipotesti dimostrata, non sarebbe sufficiente a giustificarne lo scioglimento fondato sulla discrezionale decisione dell’Esecutivo e quindi di variabili maggioranze parlamentari e non già su di un previo accertamento giurisdizionale irrevocabile di violazione di leggi penali come oggi dispone la legge n. 17/1982.

A tal riguardo la Corte Costituzionale ha sottolineato la necessità che l’appartenenza ad una associazione segreta risulti da un accertamento del giudice penale e che l’intervento dell’autorità amministrativa “si colloca, come per qualsiasi altra categoria di reati, su un piano subordinato o addirittura eventuale, restando vincolato quanto all’an nel caso di sentenza penale di condanna e precluso nel caso di sentenza assolutoria piena” (Corte Cost. n. 978/1988).

Secondo la comune opinione, la Costituzione e la legge n. 17/1982 hanno fatto proprio il concetto strumentale e non sostanziale di segretezza come è stato già ampiamente illustrato nell’istanza di revisione in autotutela. La dottrina quasi unanime e il legislatore del 1982 hanno negato l’autonomia del limite della segretezza rispetto a quello dell’illiceità dei fini delle associazioni. Ne consegue che il limite della segretezza opera unicamente per quelle associazioni che, svolgendo istituzionalmente attività contrarie alla legge penale, debbono ricorrere al segreto come condizione della loro esistenza (Lavagna, Istituzioni di diritto pubblico; Cuomo, Studi Crisafulli).

Come si è detto, contrariamente a quanto è stato sostenuto apoditticamente dalla Commissione , la legge n. 17 del 1982 ha ritenuto la segretezza rilevante soltanto se sia finalizzata a scopi illeciti. L’applicazione del divieto è stata ristretta alle associazioni “politiche” nelle quali sia dimostrata l’esistenza di un collegamento fra segretezza e finalità volte all’interferenza nell’esercizio delle funzioni degli organi amministrativi e costituzionali, di amministrazioni pubbliche, di enti e servizi pubblici con la creazione di poteri occulti di incidenza sul processo di decisione politica (Ridola, Democrazia pluralistica e libertà associativa; Rodotà, Democrazia e diritto; Barile, Diritti dell’uomo).

In conclusione, ben può dirsi che, dopo tanto clamore, vani sforzi e notevole dispendio di denaro pubblico, la montagna ha partorito un ridicolo topo.

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Dalle Newsletter di Daniele Capezzone: “Massoneria: ossessione, nevrosi e superstizioni di una Commissione Antimafia

Ho atteso un’intera settimana, per vedere (non si sa mai) se da un solo altro membro del Parlamento venisse per caso una parola, una sillaba, un sospiro. A meno di miei errori e omissioni (dei quali eventualmente mi scuso), silenzio totale.

E allora, un’altra volta, lo farò io. Certo – permettetemi di sorridere – il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” dev’essere piuttosto messo male se, per tutta questa legislatura, si è trovato un solo deputato – chi scrive – disponibile a difendere alcune elementari ragioni di libertà.

Sottolineo di non appartenere alla massoneria, istituzione che pure rispetto e credo di conoscere, nel suo contributo ideale ad alcune delle pagine più nobili della storia americana, inglese, italiana.

Ma non divaghiamo. Da circa un biennio, si è accettato che fosse la Commissione Antimafia a occuparsi di massoneria. E già qui siamo a una prima sgrammaticatura: perché la Commissione Antimafia? Perché dare per acquisita una competenza tutta da dimostrare, non maggiore né minore – lo dico per assurdo – della Commissione Cultura o di un’altra Commissione parlamentare?

Sta di fatto che, guidata dalla presidente Bindi, la Commissione ha lanciato una sorta di prolungata fatwa, fino a pretendere gli elenchi degli appartenenti alle logge. Anche in quel caso, ho fatto presente cosa sarebbe accaduto se una Commissione parlamentare avesse chiesto gli elenchi degli iscritti al Pd o alla Cgil. Apriti cielo! Avremmo avuto, in sequenza: piazze piene per la democrazia in pericolo, appelli degli intellettuali, firme di sdegno, maratone televisive.

Non avendo cavato un ragno dal buco (se non – che notizia! – che c’è un numero più elevato di iscritti in alcune regioni d’Italia), la Commissione ha votato una relazione conclusiva a metà tra trattatello sociologico e sceneggiatura di una fiction televisiva.

La solita paccottiglia: la mafia che entra nella massoneria, le zone d’ombra, le pagine scure della storia d’Italia, fino a passaggi involontariamente comici, tipo il fatto che, giurando sulla Costituzione, i massoni possano avere la riserva mentale di non rispettare il resto della legislazione italiana.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.

E allora, ricompitiamo qui alcuni elementi rudimentali di educazione civica.

Primo: la responsabilità penale è personale.

Secondo: non esiste presunzione di colpevolezza – come avrebbe detto Totò: “a prescindere” – meno che mai a carico di organizzazioni, gruppi e associazioni.

Terzo: se ci sono notizie di reato a carico di uno, due, dieci o cento cittadini, scattino le doverose iniziative penali nei loro confronti. Di chiunque si tratti: preti, massoni, avvocati, sindacalisti, calciatori, cuochi, veline. A prescindere da ogni altra appartenenza.

Quarto: se invece non ci sono notizie di reato, cessino le ossessioni, le nevrosi e le superstizioni.

Quinto: è comico che pezzi di ceto politico che passano giornate a sgranare il rosario dell’antifascismo, poi improvvisamente evochino proprio le proposte del ventennio fascista di messa al bando della massoneria.

Sesto: ma davvero crediamo che, per “dialogare” in modo improprio o inopportuno, occorra essere iscritti alla massoneria?

Settimo: viviamo in un paese in cui da secoli, per nostra sventura, il senso della libertà, della legalità, dello stato di diritto è assai flebile, spesso ridotto a un flatus vocis (in qualche caso a una pernacchia, c’è da temere): davvero vogliamo darne la colpa a grembiuli e compassi?

Siamo seri. Buon anno

Dalla Newsletter di Daniele Capezzone

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Solstizio d’Inverno 2017. Tanti auguri di pace e di gioia

Il Solstizio d’inverno è il simbolo della rinascita spirituale, la sconfitta delle tenebre da parte del Sole, il trionfo della Luce e la Luce è il simbolo centrale dell’iniziato.Gli equinozi e i solstizi costituiscono i quattro punti cardinali dell’architettura del tempo nell’arco di un anno. L’appuntamento perenne con i solstizi, invernale ed estivo, rappresenta per i liberi muratori il momento della completa comunione con la natura, un’unione fortificata dal moto del sole, che il Grande Architetto dell’Universo ha creato per irradiare e vivificare generosamente e senza distinzione ogni forma di vita terrena.

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Lettera del Gran Maestro ai direttori dei giornali: “La quaestio massoneria ha assunto i crismi di una vera e propria crociata”

Gentile Direttore

Le scrivo questa lettera all’indomani della relazione della Commissione Antimafia sulle infiltrazioni mafiose nelle Logge delle diverse Obbedienze italiane per sottoporre ai lettori del suo autorevole quotidiano e all’opinione pubblica alcune necessarie e opportune riflessioni sul ruolo etico della Massoneria nella Società e sulla enorme gravità, a mio avviso, di alcune idee ispiratrici di proposte di legge che la stessa Commissione ha avanzato per porre una esorbitante ed allarmante Quaestio Massoneria che ha assunto di fatto piuttosto i crismi di una vera e propria crociata nei confronti dei liberi muratori alla luce degli intendimenti della presidente Rosy Bindi e delle possibili determinazioni legislative future che sono state proposte dai commissari.

In base ai numeri resi noti dopo il sequestro degli elenchi di Sicilia e Calabria al Grande Oriente d’Italia e ad altre tre Obbedienze sarebbero stati nell’arco temporale di 26 anni, 193 i soggetti indagati per fatti di mafia, in circa 350 procedimenti penali, e sei le persone che sono state condannate in via definitiva, mentre per altri 25 i procedimenti risulterebbero ancora in corso.

Per quanto riguarda poi il Grande Oriente d’Italia, la Comunione di cui sono il Gran Maestro dal 2014, queste figure risulterebbero due (un pensionato e un commercialista, di cui la Commissione non ha fornito i nomi opponendo motivi di privacy). Questi i numeri che, pur non sottovalutando affatto la questione e auspicando la via della Giustizia e della Verità, nella realtà credo si commentino subito da soli. Ma, lascio a Lei e ai lettori, ampia valutazione di giudizio e di visione del problema.

Secondo la Presidente Bindi e i membri dell’Antimafia, comunque questi numeri su un totale di 17.000 nomi passati al setaccio, basterebbero e/o sarebbero sufficienti per fare emergere un quadro a tinte fosche e preoccupante, per suffragare così l’equazione mafia-Massoneria e bollare a priori in modo infamante tanti onesti liberi muratori italiani.

Siamo nel Paese dei teoremi e dei sospetti, si sa, e basta poco per scatenare una inopportuna e pericolosa caccia al massone. Lo stesso Giovanni Falcone non a caso diceva che il sospetto è l’anticamera della calunnia. Noi ci siamo sempre opposti e ci opporremo da fedeli cittadini osservanti della Costituzione ai tentativi di creare una situazione di estremo disagio e di vera e propria ghettizzazione nei confronti di uomini di tutte le estrazioni sociali che hanno liberamente intrapreso la via iniziatica di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza per l’elevazione personale e il miglioramento dell’Umanita’. Non certo per essere tacciati di collusioni con organizzazioni che sono lontane dal nostro Dna e dai nostri sani valori. Noi per primi abbiamo sempre condannato e condanniamo la Mafia e le criminalita che inquinano la Società e oscurano la Legalità.

Lo facciamo quotidianamente con le nostre azioni trasparenti dentro e fuori i Templi. Lo facciamo con la nostra solidarietà che ha portato la luce dell’impianto di illuminazione al campo di calcio di Norcia donato dall’Ordine ai ragazzi di questa area terremotata, e con le borse di studio ai maturandi delle scuole delle zone interessate dal Sisma che hanno studiato con coraggio, impegno e merito.

Ma, alla luce degli ultimi eventi, tornando nel merito della vicenda, la nostra trasparenza e le nostre note finalità, per certi politici sono lontani dalle loro idee e dal modo di vedere la Libera Muratoria qual essa veramente è. La Massoneria e i suoi membri restano per questi filosofi del pregiudizio, entità sospette e segrete, dedite a chissà quali trame occulte e con l’aggravante – non provata – della presunta infiltrazione mafiosa. Al di là di quelle che possono essere le convinzioni altrui, entrare in Massoneria non è affatto facile e scontato, i controlli sono estremamente rigorosi e non legati solo all’ingresso nell’Istituzione.

La nostra riservatezza eguale a quella di tutte le associazioni, non può essere fatta sconfinare in modo arbitrario e falso nell’accusa di segretezza. Ora l’onorevole Bindi e i membri dell’Antimafia propongono l’assoluta necessità di un intervento legislativo che vieti esplicitamente la segretezza delle associazioni. Ma lo fanno con toni, modi e soprattutto analogie di leggi fasciste che non esito a definire aberranti e inquietanti per chi ha a cuore la Storia, il sangue versato per la Libertà e la Democrazia. Questo è scritto nella relazione: “Non si vuole di certo auspicare il ripristino delle disposizioni fasciste sopra riportate, seppure, non va dimenticato che, accanto a coloro che perseguivano evidenti volontà illiberali, insigni giuristi apprezzavano tali normative che, per l’eterogenesi dei fini tipica delle leggi, garantivano comunque un sistema di conoscenza e di trasparenza”. Ebbene queste norme fasciste andrebbero tristemente rispolverate e fatte proprie oggi per mettere in riga la Massoneria, quella stessa Massoneria che il Fascismo colpi duramente sopprimendola. Il solo Gramsci con un discorso celebre si alzò in difesa del libero pensiero e della Libertà. Tutti quanti sappiamo cosa è accaduto dopo e quanto è costato il ritorno alla Democrazia.

Gli odierni sostenitori di questo grave e allarmante richiamo al passato vogliono riutilizzare questa legge per “trasparenza e conoscenza”. Ma, in realtà, dietro la loro reclamata e declamata azione c’è il fine di mettere i massoni in un recinto. Dovranno esibire il loro status per legge e essere messi costantemente all’angolo. Chissà se in seguito potranno insegnare nelle scuole e nelle università o concorrere per posti pubblici? Quando si inizia con questi fini si può arrivare ovunque. Ecco perché, caro Direttore, mi sono permesso di sottoporle questa lettera che è anche un campanello d’allarme. Perché la Democrazia e il libero pensiero sono un bene di tutti e non di parti o visioni politiche. E dopo i liberi muratori potrebbe toccare ad altri soggetti essere destinatari di quella pregiudizievole attenzione che se non equilibrata può portare allo spegnimento della luce della ragione e al triste passato.

Cordiali Saluti

Stefano Bisi
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

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Grande partecipazione alla Festa della Luce a Follonica

Al Teatro della Leopolda ed alla ex Fonderia di Follonica si è celebrata la Festa della Luce del Collegio Toscano con la partecipazione del Gran Maestro Bisi e del sindaco Ferrari di Portoferraio.

Grande partecipazione alla Festa della Luce organizzata a Follonica (Gr) dal Collegio Circoscrizionale della Toscana, un momento che è stato all’insegna dell’armonia, della benevolenza e dell’Amore. L’evento ha avuto luogo il 9 dicembre alle 16 al Teatro “La Leopolda”, dove si  è svolta la tornata rituale e dove sono stati accolti gli ospiti. Nel medesimo complesso si è tenuta anche  l’Agape Bianca che ha chiuso le manifestazioni. Presente il Gran Maestro Stefano Biai, che ha fatto il suo ingresso accompagnato dal Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, dai Gran Maestri Onorari Massimo Bianchi e Mauro Lastraioli, dal Secondo Gran Sorvegliante Pasquale La Pesa, dal Grande Oratore Claudio Bonvecchio e dagli altri membri di giunta Fabrizio Celani ed Emanuele Melani e dal Gran Tesoriere Aggiunto Enzo Liaci. Nel corso della tornata il Maestro Venerabile della loggia Vetulonia 123 ha tracciato un breve ed intenso ricordo del Fratello Silvano Radi, Gran Maestro Onorario, recentemente passato all’Oriente Eterno.

Il Presidente del Collegio Toscano, Francesco Borgognoni, ha dato il benvenuto agli oltre 450 Fratelli presenti ed ha introdotto i lavori illustrando la geometria che sorregge l’ideale tavolo a cui seggono tutti i Fratelli, individuando proprio nella “Loggia”, nella “Filantropia”, nella “Associazione” ed, infine, nell’ “Amore” il più importante fra i questi pilastri che rendono la convivenza iniziatica  spiritualmente elevante per i massoni.

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Non solo un uomo, un massone/video

Come può un uomo buono diventare un uomo migliore?

Un video in inglese con i sottotitoli in italiano racconta il vero fine della Libera Muratoria, che da 300 anni aiuta gli “uomini buoni a diventare la migliore versione di se stessi”.

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La sede del Collegio

La sede Cagliaritana del Grande Oriente d'Italia è un importante e antico palazzo all'angolo fra le odierne via Lamarmora e via Canelles. Secondo il canonico Giovanni Spano, durante l'epoca cartaginese e romana in questo luogo alto e dominante il golfo vi era un tempio dedicato a Giove.

L'edificio originale, realizzato sui locali che in precedenza ospitavano il monastero benedettino di Nostra Signora del Monserrato, risale al 1626. Il palazzo venne destinato originariamente allo Studio Generale, predecessore dell'Università, che nel 1769 si trasferirà nella via omonima. L'immobile viene quindi trasformato in teatro e, in seguito, sotto la dominazione sabauda, è adibito prima a scuderia e poi a caserma dei Carabinieri.

Un crollo nel 1852 lo rende fatiscente e sulle sue fondamenta viene costruito un nuovo palazzo progettato dall'ingegner Edmondo Sanjust, barone di Teulada, in stile neoclassico.

Dal 1989 viene acquisito dalla Massoneria, che provvede a una totale ristrutturazione nel rispetto delle caratteristiche originarie, come previsto dai vincoli imposti dalla Soprintendenza. Contiene attualmente 7 Templi e varie sale di rappresentanza e di servizio, oltre a numerosi spazi, tutti, integralmente restaurati.

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Le Logge Massoniche

Durante il Medio Evo l’umanità fu capace di realizzare le più grandi opere della storia: in tutta Europa furono movimentati, in poco meno di tre secoli, milioni di tonnellate di pietra per la costruzione di circa 130 edifici fra cattedrali e grandi chiese. Tali opere impegnarono una quantità di risorse da far impallidire l’antico Egitto con le sue piramidi.

Per una tale mole di lavoro furono necessari migliaia di uomini che, operando all’unisono, compirono il miracolo nel nome ed alla gloria di Dio e della Vergine Maria.

Le opere che si andavano realizzando richiesero certamente enormi risorse, ma questo non era sufficiente a garantirne il successo: la sfida da affrontare richiese qualità umane non così comuni.

Organizzazione, comunicazione e competenze necessarie, richiesero un modello senza precedenti; fu tale spinta a generare la formazione delle antenate delle moderne Logge Massoniche: praticamente, in tutte le opere di un certo rilievo, esisteva una loggia a lato della cattedrale; gli operai ammessi non vi abitavano, ma la utilizzavano per cibarsi o per riposarsi durante la giornata di lavoro; in più veniva utilizzata per custodire la cassa con gli utili.

Esisteva poi una differenza di rango fra gli operai, basata sulle rispettive specializzazioni. Ad esempio, nell’Inghilterra del XIV secolo, coloro che lavoravano la pietra (ovvero gli “hewers”) percepivano un salario maggiore rispetto ai posatori (chiamati “layers”); un secolo prima (1212) alcuni documenti londinesi distinguevano tra categorie di operai “cementarii”, “scultores lapidum liberorum” e gli altri operai generici.

Come si vede non era ancora apparsa la definizione di “freestone-mason” poi abbreviato con free-mason, che ritroviamo documentata solamente dalla metà del ‘300.

Con Maestro artigiano (o massone) della pietra “libera”, si intendeva coloro che lavoravano le pietre più malleabili, facili a lavorare (ovvero i cosiddetti “artisti” che avevano il compito di produrre i vari ornamenti quali statue, capitelli, etc.), rispetto a coloro che dovevano sgrossare la pietra, più dura e difficile, di cava e infine coloro che avevano il solo compito di posarla e che quindi si trovavano al livello più basso.

Fra i primi statuti di Loggia medievali, troviamo un estratto tramandatoci dal canonico Ph. A. Grandidier [1] . Riassumendo, si trovano interessantissimi spunti: scrive che, davanti alla Cattedrale, esisteva un edificio contiguo chiamato Maurer-Hoff, dove si riunivano gli operai del cantiere; tale antica confraternita di massoni liberi aveva avuto origine in Germania ed era composta da maestri, compagni e apprendisti.

Pian piano, nel corso di due-tre secoli, dal tipo di massoneria, definita operativa, si giunse a quella di carattere speculativo, la cui data di fondazione ufficiale risale al 1717 [2] in Inghilterra, ad opera di quattro logge londinesi, The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rummer and Grapes che si costituirono nella Gran Loggia di Londra. Successivamente nel 1723, un gruppo di pensatori e scienziati fra cui spiccavano numerosi membri della Royal Society, primo fra tutti il pastore anglicano Jean-Théophile Désaguliers, ne redassero le Costituzioni, mentre il pastore presbiteriano James Anderson ne fu il firmatario. Così la massoneria divenne il “fulcro d’unione” tra gli uomini, sulla sola base delle loro qualità morali. In un momento travagliato della storia inglese, ove regnavano le divisioni religiose a livello dinastico, politico e sociale, la massoneria si erse a simbolo di unione e fratellanza umana a dispetto della religione professata e dello status sociale dei singoli adepti. Queste idee, poste a fondamento delle Costituzioni del 1723, divennero la base per la diffusione dei valori di uguaglianza, libertà e fratellanza che funsero da innesco per la rivoluzione francese prima e quella americana poi.

Che cos’è una Loggia Massonica?

Come abbiamo verificato dai documenti storici pervenutici, la “loggia” ai tempi dei massoni operativi era il luogo ove facevano base gli operai medievali, ovvero una costruzione ubicata nei pressi del cantiere che permetteva alle maestranze impegnate nei lavori di avere una sede per riposare, riporre i propri oggetti, fare riunioni e decidere il da farsi…

La Loggia Massonica moderna, ossia quella speculativa, non è un luogo identificato nello spazio o nel tempo, ma è, più precisamente, uno stato mentale; quando i massoni si riuniscono in Loggia significa che attraverso opportune e precise movenze dettate da antichi rituali si trasportano su un diverso piano spirituale, utile a dimenticare, ossia mettere da parte, tutto il bagaglio (o fardello) che ciascuno di noi si porta appresso, durante il vivere quotidiano.

Generalmente i massoni si ritrovano per giungere a questo stato in uno spazio con delle determinate caratteristiche, chiamato appunto “tempio” che, comunque, non è strettamente necessario ad “aprire” i lavori di una Loggia.

Da questa premessa è facile comprendere come la Loggia non sia un luogo fisico, ma sia, più propriamente, un’entità completamente avulsa dalla materialità terrena; più facilmente potremmo definirla come la dimensione dello “spirito”.

Infatti ciò che rende “rispettabile” una loggia è la capacità dei propri componenti di elevarsi ad un livello superiore; debbono cioè riuscire ad abbandonare i “metalli” fuori dal tempio; dove, simbolicamente, con il termine “metalli” si tende ad indicare l’insieme dei vizi, pregiudizi, stato socio-economico e così via di ciascun individuo…

Da questa prerogativa, è chiara l’intenzione di eliminare non solamente le differenze di casta, ma anche quelle politiche e religiose, fonti inesauribili di guai e contrasti fra gli uomini. Coloro che intendono “lavorare” in Loggia debbono quindi tentare di operare “liberamente ed onestamente” con i propri fratelli, partendo ogni volta da zero; senza preconcetto alcuno si stimola il ragionamento favorendo la possibilità di seguire la propria “intuizione”, parte fondante del lavoro di Loggia.

Queste caratteristiche, indispensabili al Libero Pensiero, permettono a questo variegato consesso di elevarsi ad ideale via di integrazione fra gli uomini: basti pensare che esistono Logge in cui ebrei, musulmani e cristiani si chiamano, e soprattutto si comportano da Fratelli. A tal proposito, è sufficiente ricordare il primo degli “Antichi Doveri” tramandatici da Anderson nel 1717:

“I. Concernente Dio e la religione.

Un muratore è tenuto per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se intende rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà, quali che siano le denominazioni o le persuasioni che li possono distinguere; per cui la Muratoria diviene il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.”

Per comprendere la portata di un tale precetto, basti richiamare alla memoria il particolare momento vissuto dall’Inghilterra – ma anche dal resto d’Europa – agli inizi del XVIII sec. quando lo scontro religioso aveva raggiunto il suo apice: anglicani, luterani e cattolici erano profondamente divisi e la convivenza si era fatta difficile; fu allora che queste menti illuminate vollero cambiare il corso della storia, cercando di elevarsi al di sopra delle differenze e concentrandosi piuttosto sui punti di interesse comuni a tutti gli uomini. Da questa volontà nacquero affermazioni come quella notissima espressa da Evelyn Beatrice Hall che riassume così il pensiero di Voltaire: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.”

(fonte: Gianmichele Galassi, Apprendista Libero Muratore, Secreta Ed. 2013)

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