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Sei logge di Torino insieme per celebrare il Solstizio nel segno della solidarietà

Il 14 dicembre scorso 2017 sei Logge dell’Oriente di Torino – Amitié Eternelle n.909, Pragma Libero Pensiero n.910, Demetrio Cosola n.865, Angelo Brofferio n.924, Athena n.1167, Camelot n.1262 e la Loggia Silvio Pellico n.1496 all’Oriente di Saluzzo – si sono ritrovate a Leinì per celebrare il Solstizio d’Inverno. Ad officiare i lavori è stata la Amitié Eternelle , loggia ricca di storia ed esperienza essendo stata tra le prime in Italia a praticare questo specifica ritualità.

Il suo Maestro Venerabile Giuseppe Musolino ha ricevuto il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso ed i numerosi fratelli, all’Oriente e tra le colonne, per un totale di circa duecento persone. Presente anche il Presidente circoscrizionale Renato Lavarini con il Vice presidente Andrea Macchioni e l’Oratore Paolo Accusani. Alla fine dei lavori Macchioni ha premiato uno tre vincitori del concorso fotografico indetto dalla Circoscrizione in occasione dei festeggiamenti per i trecento anni della massoneria moderna.

In questa atmosfera fraterna non poteva mancare un gesto di solidarietà che da parte delle officine presenti si è concretizzato nella donazione di una somma in denaro agli “Asili Notturni “ di Torino rappresentati dal Gma Rosso, che ha spiegato ciò che sull’esempio della storica istituzione della sua città si sta facendo in tutta Italia. Un’altra somma di denaro è stata devoluta in beneficenza all’associazione “Sergio Mammini”, che è stata creata nel 1991 da un gruppo di liberi muratori torinesi e che opera in tutta Italia per aiutare gli orfani più bisognosi dei Fratelli passati all’Oriente Eterno . La donazione è stata consegnata nelle mani del presidente il fratello Teresio Rainero.

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Gemellaggio tra le Garibaldi di Padova e l’Athena XIII di Bologna

Colonne piene lo scorso 1 dicembre nel tempio di Montegrotto, in provincia di Padova, in occasione della seconda tornata di gemellaggio tra le logge Garibaldi nr 1257 all’Oriente di Padova e Athena XIII nr 1440 all’Oriente di Bologna. Numerosi i Fratelli che hanno voluto portare il proprio mattone e la loro preziosa testimonianza all’evento pregno di gioia e di armonia tipico di una tornata speciale come può essere quella di un gemellaggio.

Alla cerimonia era presente il fratello Giampietro Mitidoro, presidente del collegio del Veneto, che ha retto il maglietto quando i due fratelli Bruno Cinanni dell’Athena e Mimmo Pansera della Garibaldi hanno letto la promessa solenne. Il fratello segretario della Garibaldi, Giulio Svegliado, ha poi tracciato la tavola dal titolo Il superamento della separazione che ha arricchito notevolmente i lavori durante i quali molti fratelli hanno voluto manifestare il proprio pensiero. Dopo la cerimonia i fratelli delle due officine si sono riuniti in un’agape fraterna nel corso della quale hanno ulteriormente rafforzato lo spirito che li unisce.

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Massa Marittima, tutto pronto per l’Ambulatorio Sociale voluto dalla loggia “Giustizia e Libertà”

Giornata storica, quella del 7 dicembre, per la “Giustizia e Libertà” (823) di Massa Marittima. Gli Asili Notturni di Torino hanno consegnato alla ONLUS “MassAdotta”, da essa costituita per la gestione dell’Ambulatorio Sociale, il riunito e altra importante attrezzatura per lo studio dentistico che finalmente, dopo oltre due anni di impegno per superare difficoltà amministrative e tecniche burocratiche, può vedere vicino il traguardo di inizio attività. Si tratta peraltro di un traguardo e di un successo di tutta la Massoneria del GrandeOriente d’Italia del comprensorio le cui sedi di Massa Marittima, Follonica, Piombino e Grosseto vedono loro rappresentanti in seno al Consiglio di Amministrazione della ONLUS.

I locali, concessi in comodato d’uso gratuito dalla amministrazione comunale, sono stati trasformati in una accogliente e dignitosa struttura ambulatoriale nella quale il paziente possa sentirsi a proprio agio, come in un “normale” studio dentistico, nel rispetto della sua dignità. È inoltre già previsto un locale da dedicare in futuro ad attività oculistica non interventistica e altre eventuali attività mediche.

La giornata si è conclusa con una tornata straordinaria in grado di apprendista che ha visto la presenza di oltre 50 fratelli. Presenti all’Oriente il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, il Grande Ufficiale di Gran Loggia Massimo Baruffaldi, il Consigliere dell’Ordine Luigi Vispi, il Vice Presidente del Collegio Toscano Ubaldo Vanni, l’Oratore dello stesso Collegio Fabio Reale; presenti inoltre i Rappresentati o Maestri Venerabili di tre logge di Torino, della Arbia di Siena e di 9 logge degli Orienti limitrofi.

Il tema della serata è stato naturalmente quello della solidarietà, affrontato dall’Oratore che fra l’altro ha sottolineato come essa sia parte integrante dell’amore che il Massone deve avere per l’Umanità e del suo percorso iniziatico di miglioramento.

Dopo numerosi interventi, ha preso la parola il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso che ha sottolineato come queste iniziative coordinate dagli “Asili Notturni” di Torino, di cui è Presidente, siano ormai numerose e attive in tutta Italia e che altre sono, come quella di Massa, in procinto di farlo. Ha invitato inoltre a tenere sempre presente la dignità di chi bussa per bisogno e indigenza, offrendo un servizio corretto e dignitoso, poiché non è nostro fine “fare la carità” e che essere solidali è tutt’altra cosa.

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Donazione della Labor ad Veritatem di Viterbo per i ragazzi dell’associazione Filastrocca di Tolfa

La Loggia “Labor ad Veritatem” di Viterbo ha donato all’associazione “La Filastrocca” di Tolfa (RM), alcune apparecchiature stereo utili per favorire l’attività di teatro sperimentale. La consegna, avvenuta il 7 dicembre, è stata effettuata dal Maestro Venerabile della Loggia, Cristiano Minniti, alla presenza dell’on. Alessandro Battilocchio.

“La Filastrocca”, ente senza scopo di lucro, porta avanti, tra le altre attività, una scuola di teatro integrato sperimentale alla quale partecipano ragazzi diversamente abili del comprensorio. La compagnia teatrale “Quintessenza”, come spiega la presidente de “La Filastrocca”, Claudia Pagliarini, oltre a lavorare sulla disabilità, opera anche nell’ambito di attività ludiche per bambini ed organizza momenti d’incontro con la comunità locale, come i corsi di lingua straniera.

“Quello della Loggia Labor ad Veritatem – dichiara Minniti – è stato un piccolo gesto che è risultato estremamente apprezzato dai ragazzi dell’associazione e che conferma, ancora una volta, quanto il Grande Oriente d’Italia abbia a cuore le tematiche sociali, soprattutto quando si parla di minori”.

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Le Logge Massoniche

Durante il Medio Evo l’umanità fu capace di realizzare le più grandi opere della storia: in tutta Europa furono movimentati, in poco meno di tre secoli, milioni di tonnellate di pietra per la costruzione di circa 130 edifici fra cattedrali e grandi chiese. Tali opere impegnarono una quantità di risorse da far impallidire l’antico Egitto con le sue piramidi.

Per una tale mole di lavoro furono necessari migliaia di uomini che, operando all’unisono, compirono il miracolo nel nome ed alla gloria di Dio e della Vergine Maria.

Le opere che si andavano realizzando richiesero certamente enormi risorse, ma questo non era sufficiente a garantirne il successo: la sfida da affrontare richiese qualità umane non così comuni.

Organizzazione, comunicazione e competenze necessarie, richiesero un modello senza precedenti; fu tale spinta a generare la formazione delle antenate delle moderne Logge Massoniche: praticamente, in tutte le opere di un certo rilievo, esisteva una loggia a lato della cattedrale; gli operai ammessi non vi abitavano, ma la utilizzavano per cibarsi o per riposarsi durante la giornata di lavoro; in più veniva utilizzata per custodire la cassa con gli utili.

Esisteva poi una differenza di rango fra gli operai, basata sulle rispettive specializzazioni. Ad esempio, nell’Inghilterra del XIV secolo, coloro che lavoravano la pietra (ovvero gli “hewers”) percepivano un salario maggiore rispetto ai posatori (chiamati “layers”); un secolo prima (1212) alcuni documenti londinesi distinguevano tra categorie di operai “cementarii”, “scultores lapidum liberorum” e gli altri operai generici.

Come si vede non era ancora apparsa la definizione di “freestone-mason” poi abbreviato con free-mason, che ritroviamo documentata solamente dalla metà del ‘300.

Con Maestro artigiano (o massone) della pietra “libera”, si intendeva coloro che lavoravano le pietre più malleabili, facili a lavorare (ovvero i cosiddetti “artisti” che avevano il compito di produrre i vari ornamenti quali statue, capitelli, etc.), rispetto a coloro che dovevano sgrossare la pietra, più dura e difficile, di cava e infine coloro che avevano il solo compito di posarla e che quindi si trovavano al livello più basso.

Fra i primi statuti di Loggia medievali, troviamo un estratto tramandatoci dal canonico Ph. A. Grandidier [1] . Riassumendo, si trovano interessantissimi spunti: scrive che, davanti alla Cattedrale, esisteva un edificio contiguo chiamato Maurer-Hoff, dove si riunivano gli operai del cantiere; tale antica confraternita di massoni liberi aveva avuto origine in Germania ed era composta da maestri, compagni e apprendisti.

Pian piano, nel corso di due-tre secoli, dal tipo di massoneria, definita operativa, si giunse a quella di carattere speculativo, la cui data di fondazione ufficiale risale al 1717 [2] in Inghilterra, ad opera di quattro logge londinesi, The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rummer and Grapes che si costituirono nella Gran Loggia di Londra. Successivamente nel 1723, un gruppo di pensatori e scienziati fra cui spiccavano numerosi membri della Royal Society, primo fra tutti il pastore anglicano Jean-Théophile Désaguliers, ne redassero le Costituzioni, mentre il pastore presbiteriano James Anderson ne fu il firmatario. Così la massoneria divenne il “fulcro d’unione” tra gli uomini, sulla sola base delle loro qualità morali. In un momento travagliato della storia inglese, ove regnavano le divisioni religiose a livello dinastico, politico e sociale, la massoneria si erse a simbolo di unione e fratellanza umana a dispetto della religione professata e dello status sociale dei singoli adepti. Queste idee, poste a fondamento delle Costituzioni del 1723, divennero la base per la diffusione dei valori di uguaglianza, libertà e fratellanza che funsero da innesco per la rivoluzione francese prima e quella americana poi.

Che cos’è una Loggia Massonica?

Come abbiamo verificato dai documenti storici pervenutici, la “loggia” ai tempi dei massoni operativi era il luogo ove facevano base gli operai medievali, ovvero una costruzione ubicata nei pressi del cantiere che permetteva alle maestranze impegnate nei lavori di avere una sede per riposare, riporre i propri oggetti, fare riunioni e decidere il da farsi…

La Loggia Massonica moderna, ossia quella speculativa, non è un luogo identificato nello spazio o nel tempo, ma è, più precisamente, uno stato mentale; quando i massoni si riuniscono in Loggia significa che attraverso opportune e precise movenze dettate da antichi rituali si trasportano su un diverso piano spirituale, utile a dimenticare, ossia mettere da parte, tutto il bagaglio (o fardello) che ciascuno di noi si porta appresso, durante il vivere quotidiano.

Generalmente i massoni si ritrovano per giungere a questo stato in uno spazio con delle determinate caratteristiche, chiamato appunto “tempio” che, comunque, non è strettamente necessario ad “aprire” i lavori di una Loggia.

Da questa premessa è facile comprendere come la Loggia non sia un luogo fisico, ma sia, più propriamente, un’entità completamente avulsa dalla materialità terrena; più facilmente potremmo definirla come la dimensione dello “spirito”.

Infatti ciò che rende “rispettabile” una loggia è la capacità dei propri componenti di elevarsi ad un livello superiore; debbono cioè riuscire ad abbandonare i “metalli” fuori dal tempio; dove, simbolicamente, con il termine “metalli” si tende ad indicare l’insieme dei vizi, pregiudizi, stato socio-economico e così via di ciascun individuo…

Da questa prerogativa, è chiara l’intenzione di eliminare non solamente le differenze di casta, ma anche quelle politiche e religiose, fonti inesauribili di guai e contrasti fra gli uomini. Coloro che intendono “lavorare” in Loggia debbono quindi tentare di operare “liberamente ed onestamente” con i propri fratelli, partendo ogni volta da zero; senza preconcetto alcuno si stimola il ragionamento favorendo la possibilità di seguire la propria “intuizione”, parte fondante del lavoro di Loggia.

Queste caratteristiche, indispensabili al Libero Pensiero, permettono a questo variegato consesso di elevarsi ad ideale via di integrazione fra gli uomini: basti pensare che esistono Logge in cui ebrei, musulmani e cristiani si chiamano, e soprattutto si comportano da Fratelli. A tal proposito, è sufficiente ricordare il primo degli “Antichi Doveri” tramandatici da Anderson nel 1717:

“I. Concernente Dio e la religione.

Un muratore è tenuto per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se intende rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà, quali che siano le denominazioni o le persuasioni che li possono distinguere; per cui la Muratoria diviene il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.”

Per comprendere la portata di un tale precetto, basti richiamare alla memoria il particolare momento vissuto dall’Inghilterra – ma anche dal resto d’Europa – agli inizi del XVIII sec. quando lo scontro religioso aveva raggiunto il suo apice: anglicani, luterani e cattolici erano profondamente divisi e la convivenza si era fatta difficile; fu allora che queste menti illuminate vollero cambiare il corso della storia, cercando di elevarsi al di sopra delle differenze e concentrandosi piuttosto sui punti di interesse comuni a tutti gli uomini. Da questa volontà nacquero affermazioni come quella notissima espressa da Evelyn Beatrice Hall che riassume così il pensiero di Voltaire: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.”

(fonte: Gianmichele Galassi, Apprendista Libero Muratore, Secreta Ed. 2013)

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