• Home
  • Notizie
  • Notizie Italia
  • La morte non è niente. Sono solo passato dall’altra parte...(Sant’Agostino)

La morte non è niente. Sono solo passato dall’altra parte...(Sant’Agostino)

La morte non è niente. Sono solo passato dall’altra parte...(Sant’Agostino)

 

Carissimi Fratelli,

siamo alla fine di un anno veramente difficile, trascorso con angoscia, affogati dalla paura di una esistenza non più certa e sicura. Abbiamo temuto e, purtroppo ancora temiamo, per la vita nostra e per la vita di coloro che più amiamo. Abbiamo perso la nostra, tanto spesso sottovalutata, normalità. La nostra normalità di massoni era caratterizzata, ad esempio, dalla tavola scritta dal Fratello di turno, ascoltata e arricchita dagli altri Fratelli. Poi c’era l’Agape Fraterna...Poco o niente di questa normalità è rimasto in questo anno orribile. E tanto ho desiderato e desidero di poter rivivere la “Normalità”.

Oggi, a dire il vero, avrei sperato di poter parlare a braccio. Ho sempre preferito l’esposizione alla scrittura. Quando ho ricoperto il ruolo da Oratore della R\L\J.R. Kipling ho scritto poco, mai niente di definitivo, ho sempre lasciato che l’ispirazione mi trasportasse così come l’onda trasporta la sua schiuma. La scrittura è un artificio che, per sua natura, ferma il tempo e lo spazio, incardina la verità esposta all’interno di confini ben definiti. Per scrivere bisogna avere, quindi, delle verità da presentare degne di tutto questo. Io non ho verità da raccontarVi, non ho verità meritevoli di essere rese indelebili.

L’esposizione a voce si unisce alla gestualità, agli sguardi, alle variazioni di tono e di ritmo, ai silenzi, e consente all’oratore di sincronizzare sé stesso con chi lo ascolta. Consente all’oratore di creare una magica strada che, dritta, lo unisce alla platea di ascoltatori. L’Oratore nello stesso momento trasmette e riceve in una sorta di eggregora che, incredibilmente, arricchisce più l’Oratore che i suoi ascoltatori. Ma tutto questo oggi non lo posso avere perché il Covid-19non fa eccezioni per nessuno. Il Covid-19è democratico: non fa eccezione per me, non fa eccezione per Voi e non fa eccezione per il mio povero padre che trecentosessantacinque giorni fa ha lasciato la sua vita terrena per raggiungere il più alto livello di conoscenza che nei campi elisi trova dimora. Ebbene, con queste mie confuse riflessioni voglio ricordare mio padre, voglio ricordare Sergio. E voglio farlo con Voi esattamente come con Voi ho condiviso la notizia della sua malattia. Con Voi ho condiviso la tristezza della sua morte. Di fronte a Voi e senza vergogna, ho pianto.

Lungi da me raccontarVi chi era mio padre. Lungi da me parlarVi della sua vita. Lungi da me presentare l’apologia di Sergio. Voi tutti lo avete conosciuto e apprezzato. Avete toccato con mano la sua cultura, la sua simpatia, la sua onestà, la sua capacità di essere Fratello.

Tutto questo è già Vostro. Ma Noi dobbiamo costruire e per far ciò compiutamente serve conoscere anche l’altra faccia della medaglia. Massonico sarebbe, infatti, eseguire un’analisi rigorosa degli aspetti negativi suoi e della sua vita. Massonico sarebbe sviscerare le sue debolezze, le sue insicurezze, i suoi difetti. Ma per fare ciò bisogna essere sereni e lucidi e io, vorrete perdonarmi, ancora non lo sono. Trovo più facile parlarVi di come cambia la vita di un figlio quando il padre muore e raccontarVi come un figlio ha affrontato la malattia del padre e parlarVi degli sforzi profusi per far sì che quel padre avesse una morte degna della vita vissuta.

Ci provo...

Non ero pronto per affrontare la sua morte. D’altronde difficilmente si è pronti davanti alla morte di chi ti è vicino. Se ci pensate bene è più facile essere pronti per la propria che di quella delle persone a cui si vuol bene. La morte di un padre, realmente ti cambia l’esistenza e lo fa come niente altro è capace di farlo. O per lo meno è ciò che percepisci come ciò che ti cambia la vita come nient’altro. Ho vissuto, sino ad oggi, una vita piena di novità che in una maniera o nell’altra mi hanno modificato e fatto crescere: mi sono sposato, ho avuto dei figli, ho intrapreso iniziative professionali, sono diventato Massone. Potrei citare tanto altro. Sono tutti fatti e momenti che hanno determinato dei cambiamenti importanti nella mia esistenza. Ma ognuno di questi eventi ha portato con sé, nella nuova vita, tutto il suo passato in un continuum ininterrotto. Il nuovo e il vecchio hanno continuato indissolubilmente a convivere l’uno nell’altro.

La morte no. L’esistenza eterna di chi non c’è più è privilegio esclusivo di chi è andato via e non c’è spazio per chi rimane. E tu figlio non lo sei più. Per te l’esperienza di figlio è finita. Sei un padre ma non sei più figlio. È vero, hai ancora una madre ma lei, sino a ieri donna forte, compagna di un uomo fortissimo, invincibile, immortale, si trasforma in una figura esile, un esile fuscello da proteggere ad ogni costo. Ormai conosci la morte e sai che certamente tornerà. E tu figlio non lo sei più.

Se volessi scegliere una figura allegorica per rappresentare un padre sceglierei la Forza. Quella forza nobile che, se ben usata, da protezione alla famiglia. Mi piace pensare ad un guscio invisibile che ti avvolge in un abbraccio rassicurante. E anche sul letto di morte, ormai debole e stanco, mio padre mi ha abbracciato. Lo ha fatto, ne sono certo, per trasmettermi forza. Ha voluto svolgere il suo ruolo di padre sino all’ultimo fiato. Io ero figlio e ora non lo sono più.

Gli ho voluto bene anche se non credo di essere stato il figlio ideale. L’egoismo, gli impegni più o meno importanti, mi hanno allontanato tanto da mio padre. La vita mia ela sua sono andate avanti parallelamente tracciando linee sempre più lontane con pochi momenti di convergenza. Non mi sono preoccupato di alimentare il nostro rapporto, forte del fatto che, comunque, era a mia disposizione. Lui, nel mio immaginario, c’era sempre e per sempre ci sarebbe stato.

Ma così non è stato. Non mi sono reso conto che stava diventando vecchio e debole. Non mi sono reso conto della sua malattia. Per me, distratto, rimaneva sempre forte e invincibile.

Ma vedete, cari fratelli, un padre è forte anche quando è debole e malato ed è sul punto di morire. E così è stato lui. Mio padre ha avuto una forza enorme. Una forza che niente ha a che vedere con la forza fisica. Una forza immensa come quella che puoi trovare nell’amore di un padre per suo figlio. Mi ha messo in mano sé stesso. Mi ha voluto protagonista dei suoi ultimi giorni di vita, ha voluto che lo sorreggessi, ha voluto che vedessi nudo un corpo ormai trasformato, ha voluto che lo lavassi e gli facessi la barba, ha voluto bere con mela sua ultima birra. Ha usato la malattia per riunire le nostre vite. È riuscito in un attimo a far incrociare due rette sino ad allora parallele. Ma mai ha perso la dignità di padre, mai ha dimostrato debolezza, mai la sua grande forza ha vacillato.

Non so quanto di massonico ci sia nelle cose che ho scritto e mi scuso con Voi di questo. Di certo Massone sono io e Massoni siete Voi ed esoterico è il linguaggio che ci accomuna. E anche questa storia, la si può leggere secondo un linguaggio profano: un padre muore e il figlio racconta in maniera confusa gli eventi che caratterizzano i momenti finali della vita o secondo il linguaggio di “iniziati”: c’è un massone che interrompe la costruzione del proprio tempio. E lo fa trasmettendo al proprio figlio e Fratello i propri strumenti e la propria conoscenza. C’è la dignità di un massone che muore senza paura, pronto ad affrontare il nuovo viaggio verso l’Oriente Eterno.

E c’è un massone che scrive e bagna di lacrime la tastiera.

Caro Padre e caro Fratello, il tuo ricordo e il tuo esempio rimarranno sempre con me e con tutti i fratelli a cui hai voluto e che ti hanno voluto bene.


Iscriviti alla newsletter per ricevere le ultime news

Copyright © Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sardegna