Ricordo di Franco Marchi (1925-2021)

Il Fr. Francesco Marchi, per tutti “Franco”, nato a Cagliari il 24 marzo del 1925, è entrato in Massoneria all'età di 23 anni, in corrispondenza del solstizio d'estate del 1948; ha percorso l'intera piramide massonica del Rito Scozzese Antico ed Accettato, raggiungendo il 33° ed ultimo grado nel 1994. Ha ricoperto diverse cariche sia nella Loggia azzurra che nel Rito, ma non ha mai voluto accedere al ruolo di Maestro Venerabile, nonostante più volte i Fratelli l'abbiano pregato di assumere l'incarico, nominandolo comunque, nonostante la sua ritrosia, Maestro Venerabile Onorario della sua Loggia Madre, la R.L. “Nuova Cavour” n° 598 all'Oriente di Cagliari.

Da tempo assente dai lavori di Loggia per motivi di salute, di carattere schivo e riservato, è sempre stato un uomo conciso e taciturno, amante dei simboli e della scienza, profondo e pacato. Proprio per queste qualità, è particolarmente amato dai Fratelli, con quell'affetto che talvolta si riserva ai propri antichi docenti o ad un fratello maggiore.

Nell'ottobre del 2009, dopo lunga insistenza, mi ha concesso un incontro-intervista, permettendomi di registrare e prendere appunti su quanto diceva, in risposta alle mie domande. Piacevolmente seduto nel salotto di casa, vestito con una vestaglia da camera in lana, nonostante l'autunno fosse particolarmente tiepido, con un gattone che gli si strofinava fra le gambe, con quella serenità che solo un grande può avere, mi ha sorriso dicendo: Cominciamo?

Perché sei entrato in Massoneria?

Tanti anni fa (era il 1947), fui avvicinato dal Direttore della Biblioteca Universitaria di Cagliari dove già lavorava il carissimo Brignardello, mio compagno di scuola ed amico intimo, persona veramente eccezionale. La proposta venne fatta a tutti e due ma, mentre Brignardello entrò subito, io ci ho pensato su un anno, prima di dare l’adesione. Fui iniziato in un appartamento nel Largo Carlo Felice, dove aveva l’ufficio il Fr. Mameli della Reale Mutua Assicurazioni. Di solito però ci si riuniva in casa di Alberto Silicani, Maestro Venerabile. Lì c'era qualcosa per lo svolgimento delle tornate, ma non tutto. Non c’era un vero e proprio Tempio ed era presente solo qualche oggetto.

Ho sempre avuto il dubbio che la attuale Massoneria cagliaritana sia stata formata non dalla vecchia Loggia Arquer, (peraltro è noto che il Fr. Silicani non appartenesse alla “Arquer”), ma da un piccolo gruppo costituito, non dai Fratelli più esoterici, eruditi e colti, ma da uomini di fede più che di princìpi. I princìpi li avevano perché avevano una fede, una fede elaborata dentro loro stessi. Una certa cultura l’avevano, ma ancora mancava proprio il nocciolo di ciò che poteva dar frutto. Ricordo che in quella fase primigenia erano presenti, oltre ad Alberto Silicani, Domenico Salvago, Iosto Biggio, il colonnello Ermenegildo Carta, Mameli, Ferrante, Luciano Rodriguez, Goldstaub, Mario De Gioannis, Direttore di Cimiteri, Mario Dessì librario, Frau che era un enologo, anzi più che enologo agronomo, Campagnolo, un grossista di legname. Talvolta ci riunivamo in una villetta nel Corso Vittorio Emanuele di proprietà proprio del Campagnolo. Solo successivamente ci siamo trasferiti in due locali modesti ma dignitosi, al piano terreno del Corso, di fronte a quell’archetto che in parte ancora esiste. Il locale adibito a tempio era quasi una grotta, ci si inoltrava per un po’ ed era abbastanza vasto. Per sistemarlo tutti fecero lavori manuali, cui ho partecipato, anche se io in realtà non sapevo fare niente. Alcuni anni dopo si formò la Loggia Nuova Cavour, cui aderii.

Quali sono state le motivazioni della formazione della Loggia Nuova Cavour?

Lo spirito della formazione della Nuova Cavour, il perché della necessità di una nuova loggia, non lo so dire. Non c’erano stati contrasti ... si, le solite cose, ma forse si è voluto non ereditare, essere indipendenti della vecchia Loggia Risorgimento ed allora si è costituita una nuova Loggia per unire il meglio di tutti. Vi erano Fratelli provenienti da altre precedenti Logge, che si erano riunite fra loro, ma una vera e propria eredità, un diretto legame di sangue, non c’era. Era però presente uno spirito più coordinato, associato, spontaneo. I Fratelli provenienti dalla “Risorgimento” avevano pensato di costituire una nuova loggia, ma senza che vi fosse un convincimento precostituito, delineato, discusso e maturato. Erano ed eravamo dei Massoni spontanei, senza una tradizione, una storia, una filiazione.

Com'era l'ambiente della Loggia?

Abbastanza buono, non c’erano molti conflitti se non qualche dibattito naturale. Un massone deve avere una certa individualità, una certa personalità e quindi c’era qualche dibattito, ma niente di astioso. Nell'ambito della società profana di allora, l'appartenere alla Massoneria non era certo un titolo onorifico, soprattutto per la parte giovane che non ne aveva vissuto le vicende quando era in auge, prima della chiusura delle Logge nel 1925. Durante il periodo della guerra non si sentiva parlare di Massoneria.

Ma nel 1948 con l'entusiasmo della ricostruzione post-bellica, tutto appariva differente. Il mio ricordo più vivo, anche se costituito da flash, è il Maestro Venerabile Alberto Silicani, uomo di ragione e fede, non un laico ma un sacerdote della Massoneria, un vero e proprio unto. Gli altri Fratelli erano più semplici, nel discorso, negli atteggiamenti e negli interventi in Loggia. Si trattavano argomenti analoghi a quelli di oggi ed in particolare, non si discuteva di anticlericalismo e Chiesa. Sebbene molti non si professassero cattolici, di preti non ne hanno mai mangiati. Forse il risentimento verso la Chiesa c’è più adesso che prima, ma per motivi di fede politica più che reali.

Diversamente da allora, oggi c’è un’apertura all’esterno che è divenuta esibizione. Basti pensare (a me non pare giusto, pur nel rispetto della cultura), che sia oramai accettato che i profani, anche se professori universitari, vengano ad insegnarci qualcosa. Se vogliamo essere esoterici, almeno un pochino, dobbiamo trattare i nostri argomenti, il simbolismo e la tradizione, senza lezioni.

Dobbiamo essere originali e non copiare dai testi. Copiare è facile ma non dai te stesso e non è fraterno. Può essere amichevole, ma non comunichi affetto, non comunichi te stesso, non esci fuori da stesso.

Come si svolgevano le Tornate?

Tranne qualche differenza nel rituale, si svolgevano come quelle attuali e secondo tradizione. Si cominciava verso le 8 e mezza di sera con conclusione alle 11, al più tardi alle 11 e mezza. Non c’era l’abitudine di andare a cena tutti insieme dopo i lavori. Certo, c'erano le agapi, ma non molto frequenti. Non si mangiava come adesso e non c’erano neppure tanti ristoranti. Talvolta capitava di 2 vedersi al di fuori delle riunioni di loggia, ma non appositamente e sempre con grande cautela. In genere i rapporti con le rispettive famiglie erano buoni, anche se qualcuno è dovuto andare via perché la moglie non era propensa, anzi era contraria ... ma sono stati casi isolati.

A quel tempo era difficile anche avere labaro, fasce, grembiuli e paramenti. Venivano cuciti a mano da delle signore, sorelle di un nostro fratello di cui non ricordo il nome, che facevano delle decorazioni preziosissime. L'ispirazione era scozzese ed anche il Maestro Venerabile aveva la fascia decorata con il compasso sovrapposto alla squadra. Era bellissima. Io ero affezionato alla sciarpa e quando non si è usata più, mi sono dispiaciuto. I fili erano d’oro ed i colori avevano tante sfumature. Queste Signore erano molto brave ed originali, mentre adesso ci sono in giro tanti paramenti massonici, fatti industrialmente insieme a quelli dei giudici, dei militari ed alle cose più strane.

Quali Fratelli di quei primi anni ricordi in modo particolare?

Oltre a quelli della “fondazione” della Loggia Nuova Cavour, ricordo molti altri Fratelli incontrati nei primi anni della mia vita massonica: Barrano, Ottelio, D'Aspro, Battiloro, Beppe Loi, Quintino Fernando, Napoli, Mereu, Mameli, Pilato, Marongiu, Salvago, Scano, il preside Zucca, Giuseppe e Vincenzo Delitala, De Gioannis, Piero Zedda, Frau, Alfredo Civello, Piero Pargentino, Mario Nuti ed altri. Ricordo in particolare che con Franco D'Aspro e Vincenzo Delitala avevo una certa confidenza. La stessa affinità provavo per Beppe Loi, che poi si è ritirato (ma siamo ancora molto amici), con Eugenio Maccioni, Livio Melis, Filippo Pasquini, Bruno Arba, Nuti.

D'Aspro era un uomo molto buono, affettuoso e generoso. Vincenzo Delitala era eccezionale, di un raro equilibrio; sempre sedava tutto ed era uno di quelli che riusciva a pacare gli animi. Emilio Fadda era molto aperto. Fanni era un po’ esuberante ma molto attivo. Nuti aveva un equilibrio raro. E poi c’era Eugenio Maccioni, amico caro, troppo modesto per far apparire le sue basi culturali.

Ritieni che l'appartenenza alla Massoneria ti abbia cambiato?

Direi di si. Mi ha dato tolleranza ma soprattutto mi ha concesso il piacere della conversazione e della ricerca dell'Assoluto, anche se non credo che oltre ci sia qualcosa. La mia vita senza Massoneria forse sarebbe stata un tram tram così borghese. Ho avuto sempre una passione per la lettura di un certo livello, sin da ragazzo e continuo ad averla ancora oggi, ma poi non ho avuto grande successo.

C’è ancora bisogno di Massoneria anche nel mondo moderno così pieno di computer. Ma l’elettronica si ferma dove si ferma tutto. Le risposte che cerco non le dà neanche la scienza. La scienza si ferma appena trova un ostacolo; oltre la scienza non c’è niente ma ... sopra la scienza? Se si avverasse tutta la scienza cosa accadrebbe?

Io non sono mai stato molto religioso. Neppure da studente, da ragazzino, ho professato. Ho fatto l’ultima comunione quando ero ai primi anni del ginnasio e poi mi sono fermato perché Gesù mi lascia perplesso. Certo, è un personaggio eccezionale, ma per credere che sia Dio dovrei essere un cattolico e non mi sento tale. Mi meraviglia che dalla condotta di Gesù sia scaturita la Chiesa attuale, così potente da travalicare il suo ideale.

Cosa ti aspetti ancora dalla Massoneria?

Che continui la tradizione. Se il mondo vuole sopravvivere, i princìpi etici non possano mai venir meno. Per questo, la ricerca della massoneria è necessaria. Ancora oggi consiglierei ad un giovane 3 che ambisca porsi delle domande di iscriversi, purché abbia adeguata apertura mentale ed il desiderio della ricerca. Di scuole ce ne sono tante ed estremamente valide, Gesuiti, Salesiani, Missionari, ma la Massoneria è altra cosa. L'arte e la lettura mi appassionano come mezzo per esercitare la memoria e la razionalità, per muovere il cervello, ma non esiste un metodo massonico.

Ci sono le Costituzioni ed i Regolamenti, tutta una filosofia e la tradizione, qualcosa di concreto, ma un metodo no. L'unico metodo dovrebbe essere riservato alla segretezza, ovvero il cercare in te stesso di evolverti senza influenze, senza lasciarti trascinare da eresie ed in modo razionale. Bisogna essere consci del fatto che tu mediti e risolvi fino ad un certo punto, ovvero fino a dove si può umanamente risolvere. Oltre c'è l'Ente Supremo, anche se personalmente preferisco la dizione di ”Grande Architetto dell’Universo”.

L'Ente Supremo me lo configuro come ingegnere mentre Architetto è qualcosa di molto più importante. Secondo me, Dio o questo Grande Architetto, ha fatto un progetto di costruzione, non di creazione, e ne ha affidato alle scienze l’esecuzione. Le scienze in fin dei conti stanno reggendo il mondo, le leggi scientifiche regolano l’universo però lui (il Grande Architetto) è rimasto un artista estraneo, non un progetto esecutivo. La sua era soltanto una indicazione che spetta all'uomo attuare.

Hai qualche rimpianto del tuo passato massonico?

Io sono un timido, molto timido, mentre sarei dovuto essere più attivo e così, forse, sarei riuscito a fare qualcosa meglio per la Massoneria. In realtà l'essere attivo significa dare degli esiti, altrimenti è come essere rimasti inattivi. Mi manca il non aver mai fatto il Maestro Venerabile e non aver mai iniziato un profano trasmettendogli il nostro messaggio. Ma il mio modo di essere è molto sintetico, oserei dire, idealmente stitico.

Mi piace leggere fisica, chimica, le scoperte moderne, seguire un po’ l’evoluzione. Mi piace tutto questo, benché non sia all’altezza di comprendere perché non ho una cultura specifica. Mi piace aver le notizie. Non so quante tavole ho scritto nella mia vita. Ogni tanto, quando mi viene, butto giù quattro frasi utilizzando dei foglietti; poi vado a rileggere e mi chiedo che cosa ho scritto, anzi, chi è che ha scritto questo? Non so usare il computer eppure potrebbe essermi utile. I giovani d’oggi lo sanno usare ma non hanno una base e non sanno cosa ricercare; io ricercherei solo quello che mi interessa e che dà una risposta reale alle mie domande; la fantasia non mi riguarda.

Esiste una frase, una parola, un'immagine in cui ti riconosci?

No, non mi riconosco, anche perché non so se mi conosco bene o no. Penso in un modo e delle volte reagisco in un altro. Non ho un controllo perfetto tra ciò che vorrei e quello che faccio.

Le mie parole nascono sempre da un’elaborazione cerebrale. Non ho intuizioni, fantasie e sogni perché sono troppo piccolo. Credo, ma non ho materializzato questo credere. Credere è un po’ come darsi una realtà, ma io una realtà non me la sono ancora data e se non faccio svelto, andrò in partenza e chissà se avrò una risposta o meno.

Se dovessi definire chi è Franco Marchi, risponderei semplicemente “una brava persona”. Una persona che non ha mai fatto male a nessuno. Che ha pensato e sempre cercato di giungere ad una verità ad una certezza, di rispondere ad una domanda che è in me, anche se ancora questa domanda non sono riuscito a materializzarla o meglio, a formalizzarla.

Ma ora, ti prego, sono un poco stanco, ho necessità di riposare. Salutami tutti i Fratelli.


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