Il Fratello Mario Giglio a 100 anni dalla nascita: Uomo, Patriota e Massone

Il Fratello Mario Giglio nasce a Sassari nel mese di Aprile del 1921 e, rimasto prestissimo orfano di padre, viene allevato dagli zii materni. Segue un regolare percorso di studi e seguendo il consiglio dei suoi docenti, che ne intuiscono le attitudini verso le discipline umanistiche, si dedica agli studi ginnasiali e classici. È uno studente ed uno sportivo impegnato.

Dopo la maturità classica si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, ma nel 1942 viene arruolato, per gli obblighi della leva di guerra, presso il 3° Reggimento Fanteria Carrista a Bologna. All’inizio del 1943, in funzione degli eventi che sconvolgono l’Italia ormai in guerra, serve nella Xa MAS per difendere i confini della Patria, combattendo dapprima contro i partigiani francesi che tentavano un’invasione da Nord e poi contro le truppe di Tito che stavano per annientare una brigata di commilitoni nella Venezia Giulia. Lo spessore dell’Uomo viene illustrato da questo episodio: comandato presso una caserma di Ivrea, viene condannato alla fucilazione dal suo diretto superiore per insubordinazione. In realtà, l’insubordinazione consisteva nell’aver protestato contro tale superiore cui contestava il malvezzo di requisire, per legge di guerra, le auto dei civili, intascandone il provento della vendita. Scampa fortunosamente alla fucilazione, che doveva essere eseguita il giorno dopo all’alba, perché la sera prima il superiore lestofante venne fatto arrestare dal comandante della distaccamento da cui dipendeva quella caserma, che era venuto a conoscenza dei fatti. In ultimo viene fatto prigioniero e finisce per diversi mesi in un campo di concentramento a comando inglese.

A guerra finita, stremato e senza un soldo in tasca, baratta l’orologio ricevuto in regalo per la prima comunione col passaggio sulla nave per la Sardegna e ritorna nella terra natìa. Partito con l’incitamento euforico della folla per difendere la Patria, fatto che ne illustra lo spessore di Patriota, rientra guardato di traverso perché era rimasto dalla parte perdente. Così scrive in un libricino di sue memorie senili: È un fatto che, al mio ritorno, mi aspettavo di essere ricevuto con tutti gli onori. Ed invece trovai che la massa che mi aveva accompagnato alla stazione, perché andassi a combattere contro gli inglesi, mi fischiava minacciosa perché non avevo cambiato bandiera…”.

Nel 1946 si laurea e prende servizio presso l’ACI di Sassari, poi nel Dipartimento Regionale del Ministero delle Opere Pubbliche, finché viene assunto al Banco di Napoli a Sant’Antioco, dove avviene la adesione ideale alla Massoneria. Nel periodo sulcitano, d’intesa con un edicolante, fa arrivare alcune copie della rivista “Il Borghese”, una per lui e le altre da offrire a chiunque avesse avuto interesse a leggerle. L’arrivo di tale pubblicazione in paese suscita il rammarico del Parroco che la esecra perché la ritiene di stampo massonico. Lui, giovane e grintoso, contesta il diritto di sindacare le altrui letture da parte di chiunque e una mattina, nel bar centrale del paese, infervorato e ad alta voce dice: “Che cosa mi importa se il Borghese è o non è un giornale massonico, almeno ci fosse la Massoneria per ripulire l’Italia dalle porcherie che vediamo”. Pochi giorni dopo riceve la visita e l’invito del Fratello Ferralasco a sottoscrivere la domanda di iniziazione. Nel 1957 viene iniziato a Cagliari, dal M∴V∴ Antonio Ottelio nella Loggia Cavour; per un anno, finché non lascerà Sant’Antioco per Cagliari, ogni settimana arriva all’appuntamento in Loggia col Fr∴Ferralasco.

Prosegue la sua carriera professionale a Olbia, a Cagliari e infine giunge a Sassari dove arriva a dirigere la Banca Popolare fino al 1991.

Nella Grande Oriente d’Italia è stato fondatore e più volte Venerabile della Loggia Hiram, dove accolse Fratelli come Vincenzo Racugno ed il futuro Gran Maestro Armando Corona. È stato più volte Presidente del Collegio Circoscrizionale Sardegna e, a livello nazionale, quale membro della Corte Centrale, è stato implacabile avversario di Licio Gelli e della sua P2, Membro dei Grandi Architetti Revisori e per due volte rappresentante del Consiglio dell’Ordine nella Giunta Esecutiva.

Ha contribuito al risveglio ed allo sviluppo della Massoneria in Sardegna nel Dopoguerra, facendosi promotore della fondazione di numerose Logge in tutta la Circoscrizione Sarda, fra cui le Logge Risorgimento di Cagliari e Carbonia, la Loggia Caprera ad Arzachena, la Loggia Ovidio Addis a Oristano e la Loggia Garibaldi a Nuoro.

Sotto la sua presidenza del Collegio venne deliberata l’ospitalità delle Camere dei Riti Scozzese e di York presso la Casa Massonica di Piazza del Carmine a Cagliari. Presiede numerosi convegni massonici cui partecipano i Gran Maestri Salvini e Gamberini. Presiede la commissione per l’acquisto e la ristrutturazione della nuova Casa Massonica di Via Zagabria, che consacrerà ritualmente nel 1977 e nello stesso anno partecipa all’insediamento della nuova Loggia intitolata al Fratello, che lui stimava tantissimo, Alberto Silicani.

Subì anche, con fierezza, la perquisizione domiciliare disposta dal Pubblico Ministero nel quadro delle indagini nazionali sulla Massoneria, indagini che si risolsero come noto in un nulla di fatto.

Fu altissimo esponente del Rito Scozzese Antico ed Accettato, dove raggiunse il 33° e ultimo Grado e fu Ispettore Regionale.

Il 12 Dicembre 2005 il Fratello Mario Giglio è passato all’Oriente Eterno.

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Ricordo di Franco Marchi (1925-2021)

Il Fr. Francesco Marchi, per tutti “Franco”, nato a Cagliari il 24 marzo del 1925, è entrato in Massoneria all'età di 23 anni, in corrispondenza del solstizio d'estate del 1948; ha percorso l'intera piramide massonica del Rito Scozzese Antico ed Accettato, raggiungendo il 33° ed ultimo grado nel 1994. Ha ricoperto diverse cariche sia nella Loggia azzurra che nel Rito, ma non ha mai voluto accedere al ruolo di Maestro Venerabile, nonostante più volte i Fratelli l'abbiano pregato di assumere l'incarico, nominandolo comunque, nonostante la sua ritrosia, Maestro Venerabile Onorario della sua Loggia Madre, la R.L. “Nuova Cavour” n° 598 all'Oriente di Cagliari.

Da tempo assente dai lavori di Loggia per motivi di salute, di carattere schivo e riservato, è sempre stato un uomo conciso e taciturno, amante dei simboli e della scienza, profondo e pacato. Proprio per queste qualità, è particolarmente amato dai Fratelli, con quell'affetto che talvolta si riserva ai propri antichi docenti o ad un fratello maggiore.

Nell'ottobre del 2009, dopo lunga insistenza, mi ha concesso un incontro-intervista, permettendomi di registrare e prendere appunti su quanto diceva, in risposta alle mie domande. Piacevolmente seduto nel salotto di casa, vestito con una vestaglia da camera in lana, nonostante l'autunno fosse particolarmente tiepido, con un gattone che gli si strofinava fra le gambe, con quella serenità che solo un grande può avere, mi ha sorriso dicendo: Cominciamo?

Perché sei entrato in Massoneria?

Tanti anni fa (era il 1947), fui avvicinato dal Direttore della Biblioteca Universitaria di Cagliari dove già lavorava il carissimo Brignardello, mio compagno di scuola ed amico intimo, persona veramente eccezionale. La proposta venne fatta a tutti e due ma, mentre Brignardello entrò subito, io ci ho pensato su un anno, prima di dare l’adesione. Fui iniziato in un appartamento nel Largo Carlo Felice, dove aveva l’ufficio il Fr. Mameli della Reale Mutua Assicurazioni. Di solito però ci si riuniva in casa di Alberto Silicani, Maestro Venerabile. Lì c'era qualcosa per lo svolgimento delle tornate, ma non tutto. Non c’era un vero e proprio Tempio ed era presente solo qualche oggetto.

Ho sempre avuto il dubbio che la attuale Massoneria cagliaritana sia stata formata non dalla vecchia Loggia Arquer, (peraltro è noto che il Fr. Silicani non appartenesse alla “Arquer”), ma da un piccolo gruppo costituito, non dai Fratelli più esoterici, eruditi e colti, ma da uomini di fede più che di princìpi. I princìpi li avevano perché avevano una fede, una fede elaborata dentro loro stessi. Una certa cultura l’avevano, ma ancora mancava proprio il nocciolo di ciò che poteva dar frutto. Ricordo che in quella fase primigenia erano presenti, oltre ad Alberto Silicani, Domenico Salvago, Iosto Biggio, il colonnello Ermenegildo Carta, Mameli, Ferrante, Luciano Rodriguez, Goldstaub, Mario De Gioannis, Direttore di Cimiteri, Mario Dessì librario, Frau che era un enologo, anzi più che enologo agronomo, Campagnolo, un grossista di legname. Talvolta ci riunivamo in una villetta nel Corso Vittorio Emanuele di proprietà proprio del Campagnolo. Solo successivamente ci siamo trasferiti in due locali modesti ma dignitosi, al piano terreno del Corso, di fronte a quell’archetto che in parte ancora esiste. Il locale adibito a tempio era quasi una grotta, ci si inoltrava per un po’ ed era abbastanza vasto. Per sistemarlo tutti fecero lavori manuali, cui ho partecipato, anche se io in realtà non sapevo fare niente. Alcuni anni dopo si formò la Loggia Nuova Cavour, cui aderii.

Quali sono state le motivazioni della formazione della Loggia Nuova Cavour?

Lo spirito della formazione della Nuova Cavour, il perché della necessità di una nuova loggia, non lo so dire. Non c’erano stati contrasti ... si, le solite cose, ma forse si è voluto non ereditare, essere indipendenti della vecchia Loggia Risorgimento ed allora si è costituita una nuova Loggia per unire il meglio di tutti. Vi erano Fratelli provenienti da altre precedenti Logge, che si erano riunite fra loro, ma una vera e propria eredità, un diretto legame di sangue, non c’era. Era però presente uno spirito più coordinato, associato, spontaneo. I Fratelli provenienti dalla “Risorgimento” avevano pensato di costituire una nuova loggia, ma senza che vi fosse un convincimento precostituito, delineato, discusso e maturato. Erano ed eravamo dei Massoni spontanei, senza una tradizione, una storia, una filiazione.

Com'era l'ambiente della Loggia?

Abbastanza buono, non c’erano molti conflitti se non qualche dibattito naturale. Un massone deve avere una certa individualità, una certa personalità e quindi c’era qualche dibattito, ma niente di astioso. Nell'ambito della società profana di allora, l'appartenere alla Massoneria non era certo un titolo onorifico, soprattutto per la parte giovane che non ne aveva vissuto le vicende quando era in auge, prima della chiusura delle Logge nel 1925. Durante il periodo della guerra non si sentiva parlare di Massoneria.

Ma nel 1948 con l'entusiasmo della ricostruzione post-bellica, tutto appariva differente. Il mio ricordo più vivo, anche se costituito da flash, è il Maestro Venerabile Alberto Silicani, uomo di ragione e fede, non un laico ma un sacerdote della Massoneria, un vero e proprio unto. Gli altri Fratelli erano più semplici, nel discorso, negli atteggiamenti e negli interventi in Loggia. Si trattavano argomenti analoghi a quelli di oggi ed in particolare, non si discuteva di anticlericalismo e Chiesa. Sebbene molti non si professassero cattolici, di preti non ne hanno mai mangiati. Forse il risentimento verso la Chiesa c’è più adesso che prima, ma per motivi di fede politica più che reali.

Diversamente da allora, oggi c’è un’apertura all’esterno che è divenuta esibizione. Basti pensare (a me non pare giusto, pur nel rispetto della cultura), che sia oramai accettato che i profani, anche se professori universitari, vengano ad insegnarci qualcosa. Se vogliamo essere esoterici, almeno un pochino, dobbiamo trattare i nostri argomenti, il simbolismo e la tradizione, senza lezioni.

Dobbiamo essere originali e non copiare dai testi. Copiare è facile ma non dai te stesso e non è fraterno. Può essere amichevole, ma non comunichi affetto, non comunichi te stesso, non esci fuori da stesso.

Come si svolgevano le Tornate?

Tranne qualche differenza nel rituale, si svolgevano come quelle attuali e secondo tradizione. Si cominciava verso le 8 e mezza di sera con conclusione alle 11, al più tardi alle 11 e mezza. Non c’era l’abitudine di andare a cena tutti insieme dopo i lavori. Certo, c'erano le agapi, ma non molto frequenti. Non si mangiava come adesso e non c’erano neppure tanti ristoranti. Talvolta capitava di 2 vedersi al di fuori delle riunioni di loggia, ma non appositamente e sempre con grande cautela. In genere i rapporti con le rispettive famiglie erano buoni, anche se qualcuno è dovuto andare via perché la moglie non era propensa, anzi era contraria ... ma sono stati casi isolati.

A quel tempo era difficile anche avere labaro, fasce, grembiuli e paramenti. Venivano cuciti a mano da delle signore, sorelle di un nostro fratello di cui non ricordo il nome, che facevano delle decorazioni preziosissime. L'ispirazione era scozzese ed anche il Maestro Venerabile aveva la fascia decorata con il compasso sovrapposto alla squadra. Era bellissima. Io ero affezionato alla sciarpa e quando non si è usata più, mi sono dispiaciuto. I fili erano d’oro ed i colori avevano tante sfumature. Queste Signore erano molto brave ed originali, mentre adesso ci sono in giro tanti paramenti massonici, fatti industrialmente insieme a quelli dei giudici, dei militari ed alle cose più strane.

Quali Fratelli di quei primi anni ricordi in modo particolare?

Oltre a quelli della “fondazione” della Loggia Nuova Cavour, ricordo molti altri Fratelli incontrati nei primi anni della mia vita massonica: Barrano, Ottelio, D'Aspro, Battiloro, Beppe Loi, Quintino Fernando, Napoli, Mereu, Mameli, Pilato, Marongiu, Salvago, Scano, il preside Zucca, Giuseppe e Vincenzo Delitala, De Gioannis, Piero Zedda, Frau, Alfredo Civello, Piero Pargentino, Mario Nuti ed altri. Ricordo in particolare che con Franco D'Aspro e Vincenzo Delitala avevo una certa confidenza. La stessa affinità provavo per Beppe Loi, che poi si è ritirato (ma siamo ancora molto amici), con Eugenio Maccioni, Livio Melis, Filippo Pasquini, Bruno Arba, Nuti.

D'Aspro era un uomo molto buono, affettuoso e generoso. Vincenzo Delitala era eccezionale, di un raro equilibrio; sempre sedava tutto ed era uno di quelli che riusciva a pacare gli animi. Emilio Fadda era molto aperto. Fanni era un po’ esuberante ma molto attivo. Nuti aveva un equilibrio raro. E poi c’era Eugenio Maccioni, amico caro, troppo modesto per far apparire le sue basi culturali.

Ritieni che l'appartenenza alla Massoneria ti abbia cambiato?

Direi di si. Mi ha dato tolleranza ma soprattutto mi ha concesso il piacere della conversazione e della ricerca dell'Assoluto, anche se non credo che oltre ci sia qualcosa. La mia vita senza Massoneria forse sarebbe stata un tram tram così borghese. Ho avuto sempre una passione per la lettura di un certo livello, sin da ragazzo e continuo ad averla ancora oggi, ma poi non ho avuto grande successo.

C’è ancora bisogno di Massoneria anche nel mondo moderno così pieno di computer. Ma l’elettronica si ferma dove si ferma tutto. Le risposte che cerco non le dà neanche la scienza. La scienza si ferma appena trova un ostacolo; oltre la scienza non c’è niente ma ... sopra la scienza? Se si avverasse tutta la scienza cosa accadrebbe?

Io non sono mai stato molto religioso. Neppure da studente, da ragazzino, ho professato. Ho fatto l’ultima comunione quando ero ai primi anni del ginnasio e poi mi sono fermato perché Gesù mi lascia perplesso. Certo, è un personaggio eccezionale, ma per credere che sia Dio dovrei essere un cattolico e non mi sento tale. Mi meraviglia che dalla condotta di Gesù sia scaturita la Chiesa attuale, così potente da travalicare il suo ideale.

Cosa ti aspetti ancora dalla Massoneria?

Che continui la tradizione. Se il mondo vuole sopravvivere, i princìpi etici non possano mai venir meno. Per questo, la ricerca della massoneria è necessaria. Ancora oggi consiglierei ad un giovane 3 che ambisca porsi delle domande di iscriversi, purché abbia adeguata apertura mentale ed il desiderio della ricerca. Di scuole ce ne sono tante ed estremamente valide, Gesuiti, Salesiani, Missionari, ma la Massoneria è altra cosa. L'arte e la lettura mi appassionano come mezzo per esercitare la memoria e la razionalità, per muovere il cervello, ma non esiste un metodo massonico.

Ci sono le Costituzioni ed i Regolamenti, tutta una filosofia e la tradizione, qualcosa di concreto, ma un metodo no. L'unico metodo dovrebbe essere riservato alla segretezza, ovvero il cercare in te stesso di evolverti senza influenze, senza lasciarti trascinare da eresie ed in modo razionale. Bisogna essere consci del fatto che tu mediti e risolvi fino ad un certo punto, ovvero fino a dove si può umanamente risolvere. Oltre c'è l'Ente Supremo, anche se personalmente preferisco la dizione di ”Grande Architetto dell’Universo”.

L'Ente Supremo me lo configuro come ingegnere mentre Architetto è qualcosa di molto più importante. Secondo me, Dio o questo Grande Architetto, ha fatto un progetto di costruzione, non di creazione, e ne ha affidato alle scienze l’esecuzione. Le scienze in fin dei conti stanno reggendo il mondo, le leggi scientifiche regolano l’universo però lui (il Grande Architetto) è rimasto un artista estraneo, non un progetto esecutivo. La sua era soltanto una indicazione che spetta all'uomo attuare.

Hai qualche rimpianto del tuo passato massonico?

Io sono un timido, molto timido, mentre sarei dovuto essere più attivo e così, forse, sarei riuscito a fare qualcosa meglio per la Massoneria. In realtà l'essere attivo significa dare degli esiti, altrimenti è come essere rimasti inattivi. Mi manca il non aver mai fatto il Maestro Venerabile e non aver mai iniziato un profano trasmettendogli il nostro messaggio. Ma il mio modo di essere è molto sintetico, oserei dire, idealmente stitico.

Mi piace leggere fisica, chimica, le scoperte moderne, seguire un po’ l’evoluzione. Mi piace tutto questo, benché non sia all’altezza di comprendere perché non ho una cultura specifica. Mi piace aver le notizie. Non so quante tavole ho scritto nella mia vita. Ogni tanto, quando mi viene, butto giù quattro frasi utilizzando dei foglietti; poi vado a rileggere e mi chiedo che cosa ho scritto, anzi, chi è che ha scritto questo? Non so usare il computer eppure potrebbe essermi utile. I giovani d’oggi lo sanno usare ma non hanno una base e non sanno cosa ricercare; io ricercherei solo quello che mi interessa e che dà una risposta reale alle mie domande; la fantasia non mi riguarda.

Esiste una frase, una parola, un'immagine in cui ti riconosci?

No, non mi riconosco, anche perché non so se mi conosco bene o no. Penso in un modo e delle volte reagisco in un altro. Non ho un controllo perfetto tra ciò che vorrei e quello che faccio.

Le mie parole nascono sempre da un’elaborazione cerebrale. Non ho intuizioni, fantasie e sogni perché sono troppo piccolo. Credo, ma non ho materializzato questo credere. Credere è un po’ come darsi una realtà, ma io una realtà non me la sono ancora data e se non faccio svelto, andrò in partenza e chissà se avrò una risposta o meno.

Se dovessi definire chi è Franco Marchi, risponderei semplicemente “una brava persona”. Una persona che non ha mai fatto male a nessuno. Che ha pensato e sempre cercato di giungere ad una verità ad una certezza, di rispondere ad una domanda che è in me, anche se ancora questa domanda non sono riuscito a materializzarla o meglio, a formalizzarla.

Ma ora, ti prego, sono un poco stanco, ho necessità di riposare. Salutami tutti i Fratelli.

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Il GOI Sardegna dona un defibrillatore all'accademia pugilistica sarda

CAGLIARI - La chiamata è stata ascoltata e ha ricevuto risposta, proprio il giorno dell'Equinozio di Primavera: l'appello non è rimasto inascoltato, ora i ragazzini dell’Accademia pugilistica Sardegna di Cagliari hanno un defibrillatore nuovo, grazie al contributo del Collegio dei Maestri Venerabili della Sardegna.

La cerimonia di consegna, in modo del tutto informale, si è tenuta il 20 marzo scorso nella palestra di via Mandrolisai, alla presenza del Presidente del Collegio, Giancarlo Caddeo e del Segretario Gilberto Pisu.

L’allenatore Paolo Carta, 58 anni e più di 40 spesi nelle palestre di boxe prima come atleta e poi come allenatore, ha ringraziato per il dono. “Non ce lo aspettavamo e non ci aspettavamo nemmeno tanta solidarietà quando abbiamo rivolto sui social un appello. Abbiamo poche risorse finanziarie, i nostri ragazzi arrivano dai quartieri più difficili e non si possono permettere di pagare per frequentare la palestra. Ci affidiamo molto alla generosità di tanti, commercianti e imprenditori ma anche professionisti, che colgono il valore sociale del nostro lavoro. Insegnare delle regole a chi spesso in famiglia non le ha trovate, insegnare una disciplina della mente prima dell’esercizio fisico, rappresenta una grande opportunità di crescita per questi adolescenti, che a volte diventano campioni.”

Come Federico, 16 anni, titolo italiano dei novizi. Federico è soltanto l’ultimo della serie di una fabbrica di campioni: la Pugilistica Sardegna, a San Michele dalla fine degli anni ’80, è stata nel secolo scorso la palestra di Piero Rollo, di Fortunato Manca e di decine di pugili che hanno indossato la cintura italiana e quella europea conquistando titoli e difendendoli a volte in decine di paesi europei. E onorando la nazionale italiana in più di una circostanza.

“Per noi”, continua Carta, “è già tanto poter contare su una palestra al chiuso dove ogni pomeriggio e ogni sera possiamo allenare alcuni ragazzi e portarli verso risultati sportivi. A volte poi riusciamo a trovare i fondi per mettere in piedi in Sardegna riunioni pugilistiche di una certa importanza. Come la sfida Italia-Moldavia che dovrebbe essere in cartello a maggio prossimo a Cagliari, Covid permettendo.”

Soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente Giancarlo Caddeo: “Abbiamo raccolto un appello, come in tantissime altre circostanze il Grande Oriente d'Italia Palazzo Giustiniani ha fatto la sua parte per un obiettivo sociale nobile, che riguarda i ragazzi e uno sport che è nella tradizione e nell’identità culturale dei sardi. Se ce ne sarà bisogno, continueremo ad aiutare l'Accademia pugilistica Sardegna, perché abbiamo riscontrato concretamente l'aiuto ai bisognosi e la qualità del lavoro sociale che effettua”.

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La morte non è niente. Sono solo passato dall’altra parte...(Sant’Agostino)

La morte non è niente. Sono solo passato dall’altra parte...(Sant’Agostino)

 

Carissimi Fratelli,

siamo alla fine di un anno veramente difficile, trascorso con angoscia, affogati dalla paura di una esistenza non più certa e sicura. Abbiamo temuto e, purtroppo ancora temiamo, per la vita nostra e per la vita di coloro che più amiamo. Abbiamo perso la nostra, tanto spesso sottovalutata, normalità. La nostra normalità di massoni era caratterizzata, ad esempio, dalla tavola scritta dal Fratello di turno, ascoltata e arricchita dagli altri Fratelli. Poi c’era l’Agape Fraterna...Poco o niente di questa normalità è rimasto in questo anno orribile. E tanto ho desiderato e desidero di poter rivivere la “Normalità”.

Oggi, a dire il vero, avrei sperato di poter parlare a braccio. Ho sempre preferito l’esposizione alla scrittura. Quando ho ricoperto il ruolo da Oratore della R\L\J.R. Kipling ho scritto poco, mai niente di definitivo, ho sempre lasciato che l’ispirazione mi trasportasse così come l’onda trasporta la sua schiuma. La scrittura è un artificio che, per sua natura, ferma il tempo e lo spazio, incardina la verità esposta all’interno di confini ben definiti. Per scrivere bisogna avere, quindi, delle verità da presentare degne di tutto questo. Io non ho verità da raccontarVi, non ho verità meritevoli di essere rese indelebili.

L’esposizione a voce si unisce alla gestualità, agli sguardi, alle variazioni di tono e di ritmo, ai silenzi, e consente all’oratore di sincronizzare sé stesso con chi lo ascolta. Consente all’oratore di creare una magica strada che, dritta, lo unisce alla platea di ascoltatori. L’Oratore nello stesso momento trasmette e riceve in una sorta di eggregora che, incredibilmente, arricchisce più l’Oratore che i suoi ascoltatori. Ma tutto questo oggi non lo posso avere perché il Covid-19non fa eccezioni per nessuno. Il Covid-19è democratico: non fa eccezione per me, non fa eccezione per Voi e non fa eccezione per il mio povero padre che trecentosessantacinque giorni fa ha lasciato la sua vita terrena per raggiungere il più alto livello di conoscenza che nei campi elisi trova dimora. Ebbene, con queste mie confuse riflessioni voglio ricordare mio padre, voglio ricordare Sergio. E voglio farlo con Voi esattamente come con Voi ho condiviso la notizia della sua malattia. Con Voi ho condiviso la tristezza della sua morte. Di fronte a Voi e senza vergogna, ho pianto.

Lungi da me raccontarVi chi era mio padre. Lungi da me parlarVi della sua vita. Lungi da me presentare l’apologia di Sergio. Voi tutti lo avete conosciuto e apprezzato. Avete toccato con mano la sua cultura, la sua simpatia, la sua onestà, la sua capacità di essere Fratello.

Tutto questo è già Vostro. Ma Noi dobbiamo costruire e per far ciò compiutamente serve conoscere anche l’altra faccia della medaglia. Massonico sarebbe, infatti, eseguire un’analisi rigorosa degli aspetti negativi suoi e della sua vita. Massonico sarebbe sviscerare le sue debolezze, le sue insicurezze, i suoi difetti. Ma per fare ciò bisogna essere sereni e lucidi e io, vorrete perdonarmi, ancora non lo sono. Trovo più facile parlarVi di come cambia la vita di un figlio quando il padre muore e raccontarVi come un figlio ha affrontato la malattia del padre e parlarVi degli sforzi profusi per far sì che quel padre avesse una morte degna della vita vissuta.

Ci provo...

Non ero pronto per affrontare la sua morte. D’altronde difficilmente si è pronti davanti alla morte di chi ti è vicino. Se ci pensate bene è più facile essere pronti per la propria che di quella delle persone a cui si vuol bene. La morte di un padre, realmente ti cambia l’esistenza e lo fa come niente altro è capace di farlo. O per lo meno è ciò che percepisci come ciò che ti cambia la vita come nient’altro. Ho vissuto, sino ad oggi, una vita piena di novità che in una maniera o nell’altra mi hanno modificato e fatto crescere: mi sono sposato, ho avuto dei figli, ho intrapreso iniziative professionali, sono diventato Massone. Potrei citare tanto altro. Sono tutti fatti e momenti che hanno determinato dei cambiamenti importanti nella mia esistenza. Ma ognuno di questi eventi ha portato con sé, nella nuova vita, tutto il suo passato in un continuum ininterrotto. Il nuovo e il vecchio hanno continuato indissolubilmente a convivere l’uno nell’altro.

La morte no. L’esistenza eterna di chi non c’è più è privilegio esclusivo di chi è andato via e non c’è spazio per chi rimane. E tu figlio non lo sei più. Per te l’esperienza di figlio è finita. Sei un padre ma non sei più figlio. È vero, hai ancora una madre ma lei, sino a ieri donna forte, compagna di un uomo fortissimo, invincibile, immortale, si trasforma in una figura esile, un esile fuscello da proteggere ad ogni costo. Ormai conosci la morte e sai che certamente tornerà. E tu figlio non lo sei più.

Se volessi scegliere una figura allegorica per rappresentare un padre sceglierei la Forza. Quella forza nobile che, se ben usata, da protezione alla famiglia. Mi piace pensare ad un guscio invisibile che ti avvolge in un abbraccio rassicurante. E anche sul letto di morte, ormai debole e stanco, mio padre mi ha abbracciato. Lo ha fatto, ne sono certo, per trasmettermi forza. Ha voluto svolgere il suo ruolo di padre sino all’ultimo fiato. Io ero figlio e ora non lo sono più.

Gli ho voluto bene anche se non credo di essere stato il figlio ideale. L’egoismo, gli impegni più o meno importanti, mi hanno allontanato tanto da mio padre. La vita mia ela sua sono andate avanti parallelamente tracciando linee sempre più lontane con pochi momenti di convergenza. Non mi sono preoccupato di alimentare il nostro rapporto, forte del fatto che, comunque, era a mia disposizione. Lui, nel mio immaginario, c’era sempre e per sempre ci sarebbe stato.

Ma così non è stato. Non mi sono reso conto che stava diventando vecchio e debole. Non mi sono reso conto della sua malattia. Per me, distratto, rimaneva sempre forte e invincibile.

Ma vedete, cari fratelli, un padre è forte anche quando è debole e malato ed è sul punto di morire. E così è stato lui. Mio padre ha avuto una forza enorme. Una forza che niente ha a che vedere con la forza fisica. Una forza immensa come quella che puoi trovare nell’amore di un padre per suo figlio. Mi ha messo in mano sé stesso. Mi ha voluto protagonista dei suoi ultimi giorni di vita, ha voluto che lo sorreggessi, ha voluto che vedessi nudo un corpo ormai trasformato, ha voluto che lo lavassi e gli facessi la barba, ha voluto bere con mela sua ultima birra. Ha usato la malattia per riunire le nostre vite. È riuscito in un attimo a far incrociare due rette sino ad allora parallele. Ma mai ha perso la dignità di padre, mai ha dimostrato debolezza, mai la sua grande forza ha vacillato.

Non so quanto di massonico ci sia nelle cose che ho scritto e mi scuso con Voi di questo. Di certo Massone sono io e Massoni siete Voi ed esoterico è il linguaggio che ci accomuna. E anche questa storia, la si può leggere secondo un linguaggio profano: un padre muore e il figlio racconta in maniera confusa gli eventi che caratterizzano i momenti finali della vita o secondo il linguaggio di “iniziati”: c’è un massone che interrompe la costruzione del proprio tempio. E lo fa trasmettendo al proprio figlio e Fratello i propri strumenti e la propria conoscenza. C’è la dignità di un massone che muore senza paura, pronto ad affrontare il nuovo viaggio verso l’Oriente Eterno.

E c’è un massone che scrive e bagna di lacrime la tastiera.

Caro Padre e caro Fratello, il tuo ricordo e il tuo esempio rimarranno sempre con me e con tutti i fratelli a cui hai voluto e che ti hanno voluto bene.

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Un’isola nel cuore. Cerimonia nella Casa Massonica di Cagliari, consegnati 11 defibrillatori

La Casa Massonica di Cagliari ha fatto da cornice alla pubblica consegna di 11 defibrillatori da parte del Coni Sardo alle società sportive. Un momento volto a favorire e promuovere il dialogo tra persone ed istituzioni, tutti autori che a vario titolo e misura, concorrono in maniera costante e progressiva al miglioramento della società civile.

Un’iniziativa voluta dal Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sardegna e sostenuta dal Gran Maestro del GOI, Stefano Bisi, ha visto la collaborazione del Coni Regionale quale partner competente. “Un momento di dialogo – ha precisato il Presidente del Collegio dei Maestri Venerabili, Giancarlo Caddeo – di trasparenza e condivisione rispetto ai valori comuni, concorrendo a soddisfare i bisogni evolutivi della collettività”. Nel citare i valori comuni, espressi nella bandiera Italiana, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella Costituzione Italiana, sulla quale i massoni del Grande Oriente d’Italia giurano fedeltà, il Presidente Caddeo si è soffermato sul ruolo della massoneria nella società.

“La donazione odierna – ha proseguito – è una goccia nel mare, che si unisce alla meritevole azione degli Asili Notturni o all’assistenza odontoiatrica gratuita e garantita ai più bisognosi, ovvero al silenzioso e giornaliero contributo del GOI alla collettività.” All’incontro è intervenuto il Presidente della VI Commissione Salute e Politiche Sociali del Consiglio Regionale della Sardegna, on. Raimondo Perra, che ha portato i saluti ai convenuti e partecipato il personale apprezzamento per l’iniziativa.

“Il progetto – ha precisato il presidente del Coni Sardegna Gianfranco Fara – che unisce prevenzione e solidarietà, nasce con lo scopo di poter soccorrere in tempo utile le vittime di arresto cardiaco e, attraverso la defibrillazione precoce, praticata prima dell’arrivo del 118, può rappresentare ‘un’arma vincente’ in grado di salvare molte vite.” Dopo aver coinvolto tutti i Delegati Provinciali del Coni, le associazioni sportive beneficiarie dell’iniziativa, sono state: Antes Ogliastra Volley, Antiochense 2013, Arrasta, Bocciofilo Sassari, Forru Fontana, Hobby Sport Pirri, Johannes, Kayak Rio Posada, Oratorio S. Massimiliano Kolbe Calcio, Shalom. L’undicesimo defibrillatore verrà consegnato al Palazzetto della boxe di Monte Mixi Cagliari, all’atto dell’inaugurazione.

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Cagliari. Tornata circoscrizionale congiunta e premiazione dei tre ragazzini di Guspini autori di un gesto eroico

Liberi di conoscere. Sarà questo il fil rouge anche per il Collegio sardo, in continuità con la Gran Loggia, che vedrà  sabato 2 giugno la tornata circoscrizionale a logge riunite. Con inizio alle ore 15 e 30 per le ore 16, le logge sarde sono state convocate a Cagliari nell’accogliente struttura della Fiera, sala Dino Zedda, per trattare “un tema – precisa il Presidente del Collegio Giancarlo Caddeo – che è un invito a tenere sempre alta la riflessione, in questi tempi segnati dall’intolleranza e dal pregiudizio, su quello straordinario binomio costituito appunto da  libertà e conoscenza, che sono due valori che si compenetrano e si accrescono l’uno l’altro, e la cui conquista per l’umanità rappresenta un fine da perseguire per migliorare se stessa”. Momento centrale della tornata sarà l’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi, presente anche in questa giornata di festa. Precederà l’incontro una riunione del Collegio, convocato nella casa massonica di Palazzo Sanjust per le ore 10 e 30. Successivamente, alle ore 12, con la partecipazione del Gran Maestro, delle autorità cittadine e degli organi d’informazione, saranno premiati i tre ragazzi di Guspini – Renato Saba, Rodolfo Fanni e Lorenzo Fanari – che in un tragico episodio, accaduto a Pasquetta, si sono contraddistinti per coraggio e umanità.Udendo le grida di aiuto provenire dall’interno di un appartamento, dal quale usciva del fumo, i tre ragazzi, di 15 e 16 anni, con sprezzo del pericolo e grandi doti di solidarietà umana, si sono introdotti nell’abitazione e tratto in salvo un’anziana signora di 96 anni caduta dalla sedia a rotelle e coinvolta nell’incendio. Il gesto ha destato scalpore anche se – come sottolineano Renato, Rodolfo e Lorenzo – dovrebbe costituire la “normalità” di tutti. Aggiungendo: “vogliamo dare l’esempio ai nostri coetanei”.

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Cagliari. Tornata circoscrizionale congiunta e premiazione dei tre ragazzini di Guspini autori di un gesto eroico

Liberi di conoscere. Sarà questo il fil rouge anche per il Collegio sardo, in continuità con la Gran Loggia, che vedrà  sabato 2 giugno la tornata circoscrizionale a logge riunite. Con inizio alle ore 15 e 30 per le ore 16, le logge sarde sono state convocate a Cagliari nell’accogliente struttura della Fiera, sala Dino Zedda, per trattare “un tema – precisa il Presidente del Collegio Giancarlo Caddeo – che è un invito a tenere sempre alta la riflessione, in questi tempi segnati dall’intolleranza e dal pregiudizio, su quello straordinario binomio costituito appunto da  libertà e conoscenza, che sono due valori che si compenetrano e si accrescono l’uno l’altro, e la cui conquista per l’umanità rappresenta un fine da perseguire per migliorare se stessa”. Momento centrale della tornata sarà l’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi, presente anche in questa giornata di festa. Precederà l’incontro una riunione del Collegio, convocato nella casa massonica di Palazzo Sanjust per le ore 10 e 30. Successivamente, alle ore 12, con la partecipazione del Gran Maestro, delle autorità cittadine e degli organi d’informazione, saranno premiati i tre ragazzi di Guspini – Renato Saba, Rodolfo Fanni e Lorenzo Fanari – che in un tragico episodio, accaduto a Pasquetta, si sono contraddistinti per coraggio e umanità.Udendo le grida di aiuto provenire dall’interno di un appartamento, dal quale usciva del fumo, i tre ragazzi, di 15 e 16 anni, con sprezzo del pericolo e grandi doti di solidarietà umana, si sono introdotti nell’abitazione e tratto in salvo un’anziana signora di 96 anni caduta dalla sedia a rotelle e coinvolta nell’incendio. Il gesto ha destato scalpore anche se – come sottolineano Renato, Rodolfo e Lorenzo – dovrebbe costituire la “normalità” di tutti. Aggiungendo: “vogliamo dare l’esempio ai nostri coetanei”.

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Cagliari Monumenti Aperti. La casa massonica è visitabile il 5 e il 6 maggio

Sabato 5 e domenica 6 maggio si svolgerà a Cagliari la ventiduesima edizione di Cagliari Monumenti Aperti, la manifestazione di valorizzazione del patrimonio culturale organizzata dalla ONLUS Imago Mundi in collaborazione e con il sostegno del Comune di Cagliari. Settantotto i beni che saranno aperti grazie alla disponibilità di 60 proprietari, tra istituzioni pubbliche e private, e che saranno raccontati da almeno 5.500 volontari, in massima parte studenti provenienti da 55 scuole cittadine di ogni ordine e grado, coadiuvati da ben 50 associazioni. Anche quest’anno la casa massonica cagliaritana del Grande Oriente d’Italia, luogo di riunione delle logge di Cagliari dove ha sede il Collegio Circoscrizionale della Sardegna, è inserita nel programma dei siti aperti al pubblico con visite guidate sabato 5 dalle ore 15 alle ore 20 e domenica 6 dalle ore 9 alle ore 20 .

La casa massonica. L’edificio nella sua conformazione attuale fu costruito dalla famiglia Sanjust di Teulada, e venne acquistato nel 1990 per conto del Grande Oriente d’Italia come sede idonea ad ospitare le logge massoniche cittadine. Oggi restituito al suo antico splendore, dopo un lungo e accurato intervento di restauro, Palazzo Sanjust si erge nel centro storico del Castello di Cagliari, frontalmente alla Torre di San Pancrazio. In origine sulla sua area di pertinenza sorgeva il convento Benedettino di Nostra Signora di Montserrat, ma nel corso dei secoli l’edificio originale subì varie trasformazioni, solo per ricordarne alcune, sotto Filippo IV divenne la prima sede dell’Università Cagliaritana. In seguito nel Settecento trasformato e adattato, ospitò una caserma con le annesse scuderie, quindi in una delle sue grandi sale trovò collocazione un teatro pubblico cittadino, con il nome di Teatro Baccarini. Purtroppo nel 1852 per il crollo di alcune volte, la costruzione fu definitivamente abbandonata e acquistata per la trasformazione in un nuovo palazzo nobiliare. Di evidente ispirazione al gusto classico, presenta aperture riquadrate e sormontate da cornici, fasce a riquadro delle finestre. Il prospetto principale sulla piazza dell’Indipendenza si articola su due livelli: il piano terra, semplicemente intonacato, nel quale si aprono le finestre e il portale ad arco a tutto sesto con cornice a piccole bugne e il primo piano scandito da una cornice continua sulla quale si aprono le finestre sormontate da cornici rettilinee poggiate su mensole. Il prospetto sulla via La Marmora, oltre al piano terreno, ha due piani alti poggiati su un basamento ricoperto di fasce orizzontali a intonaco. Il piano più alto continua lo schema del corrispondente piano primo, che si affaccia sulla Piazza dell’Indipendenza, mentre il piano intermedio contiene aperture riquadrate da finte bugne. Al suo interno, dislocati su due piani, si trovano dei grandi saloni collegati da un antico e pregevole scalone che dipartendo dall’ingresso principale ne completa il carattere stilistico monumentale dell’intero corpo di fabbrica.

Dal 2008, a Cagliari Monumenti Aperti viene assegnata la Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica Italiana che si affianca ai patrocini della Camera dei Deputati, del MIUR, del MIBACT, della Presidenza del Consiglio Regionale e della Presidenza della Giunta della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Cagliari, dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco. Monumenti Aperti è inoltre candidata al Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio Culturale – Europa Nostra Awards 2018 i cui esiti saranno annunciati dalla Commissione Europea il prossimo 15 maggio.

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All’università di Sassari ricordando Corona. Il Gran Maestro: “Armandino contrastò la P2 e fece pulizia”

“Segretezza? Siamo qui, nell’Aula magna dell’università di Sassari. Una manifestazione pubblica,come ne facciamo in tutta Italia. La sede del Grande Oriente d’Italia a Cagliari è aperta. Siamo così segreti che facciamo i convegni pubblici nelle aule universitarie, nella aule delle istituzioni”. Con queste parole Stefano Bisi ha replicato alle polemiche suscitate sulla stampa locale dalla scelta di tenere nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Sassari, il convegno organizzato dal Collegio dei Maestri Venerabili della Sardegna, del Grande Oriente d’Italia, sabato 16 dicembre, dedicato alla figura di Armando Corona, che fu Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1982 al 1990, medico, ex Assessore Regionale ed ex Presidente del Consiglio Regionale della Regione Sardegna.

Un convegno, moderato da Giancarlo Lucchi, al quale è intervenuto anche il rettore Massimo Carpinelli, che, come padrone di casa, ha portato i saluti dell’ateneo e ricordato la figura di Corona, il suo attivismo e la sua statura internazionale. A tracciare il ritratto di Corona come politico è stato il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. “Seppe lavorare – ha detto- sempre in squadra ottenendo importanti risultati riguardo alla difesa dei diritti della Sardegna nei confronti dello strapotere del Governo centrale”.

Fra i relatori di spicco Pietrino Soddu, già deputato in Parlamento e presidente della Regione nella cui Giunta figurava proprio lo stesso Armandino Corona. Soddu ha parlato del ruolo del Gran maestro di Villaputzu nel Partito Sardo d’Azione e più in generale nella storia dell’autonomia della Sardegna. Un’opera proseguita fino alla morte, avvenuta a Cagliari nel 2009. La vasta platea ha seguito i lavori con attenzione fino alle conclusioni di Bisi che ha sottolineato come il Grande Oriente abbia “radici forti in Sardegna, l’Isola che ha espresso un Gran Maestro come Armandino Corona”.

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